martedì, 23 gennaio 2007

Guarda il videoCLIKKA QUI!

Strade deserte
Note distorte
Componi per lei
Si è fatto buio già
Ore seduto
Su un marciapiede
Sotto un lampione
Sai che lei non tornerà

E' un lamento continuo
Di frasi che ormai
Sono andate, sparite
Mai più sentirai
Ti aspettavi di udire
"Sei il solo per me"
Metti l'anima in pace
Quei giorni son già
Fumo e cenere

La nebbia sul viso
Nasconde il sorriso
Di quei giorni in cui
Lei era accanto a te
Riassaggi i momenti
Scorrendo i messaggi
Ma solo quelli più dolci
Non li cancellerai

Il tuo mondo
Sta andando a puttane
Oramai
Puoi reagire ma forse
Non è ciò che vuoi
Preferisci esser vittima
Non guarirai
Non mollare
E' un consiglio
O ti ridurrai
Fumo e cenere

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 15:43

sabato, 13 gennaio 2007

Una premessa veloce veloce, sull'argomento è questa:

Mi sembra che qualcuno stia facendo una partita a risiko lo scopo Conquistare il Mondo, e di solito c'è un vincitore che raggiunge i suoi scopi, solo che qui non stiamo parlando di un tavolo con intorno degli amici o che so, e quando è finito tutto si torna a ridere e ascherzare no, qui si fa sul serio la partita a risiko l'ha cominciata Lui, e la sta continuando , ma per quanto ancora ? per quanto dovremo sopportare questo : l'Oppressione , non c'è veramente nulla da fare? ...sono delle risposte che forse non avremo ma almeno in qualche modo se ne parla è quello che dalle pagine del mio blog tento di fare perchè in tv se ne parla, ma davvero poco e non è abbastanza proviamo a aportarlo attraverso attraverso le nostre pagine solo cosi forse riusciremo ad ottenere poco ma pur sempre qualcosa.... 

Il gendarme del mondo è impazzito e solo gli stessi americani hanno qualche speranza di fermarlo, a tutti gli altri non resta che incrociare le dita e sperare di non finire mai nel suo mirino.

Www.pressante.com

Scritto da Raffaele Matteotti 

 giovedì 11 gennaio 2007 

 
L’intervento americano in Somalia ha per ora raso al suolo le località di Hayo, Garer, Bankajirow e Badmadowe, oltre ad alcuni ettari di territorio somalo non urbanizzato. Con il pretesto di voler “colpire” tre terroristi collegati agli attentati alle ambasciate americane in Africa, gli Stati Uniti sono intervenuti con bombardamenti a tappeto violando la sovranità di uno stato e commettendo un crimine di guerra secondo le leggi internazionali.

Non esiste infatti alcuna legge al mondo che permetta ad alcuno di bombardare un villaggio per uccidere uno o più terroristi. La pietosa scusa secondo la quale le vittime civili di questa pratica criminale sarebbero “giustificate”, ricorda quelle dei tedeschi che uccidevano i civili quando non erano in grado di catturare i partigiani, all’epoca “terroristi” per il Reich. C’è la stessa indifferenza per la vita umana degli altri alla radice dell’approvazione di azioni del genere. Lo stesso razzismo di fondo E la dimostrazione di questo assunto sta nel fatto che se nei quattro villaggi ci fossero stati degli americani, non li avrebbero certo rasi al suolo. Non avrebbero considerato “giustificabile” ucciderli per colpire terroristi, neanche se questi un giorno avrebbero potuto organizzare altri attentati o in quanto parte del network del terrore.


La soverchiante superiorità militare americana su eventuali somali armati (ancora più eclatante di quella etiope, già dimostratasi invincibile in campo aperto) rende ancora di più la misura del disprezzo per le vite dei civili rimasti uccisi. Come hanno mandato cannoniere volanti ed elicotteri, così gli americani potevano mandare truppe speciali a catturare gli eventuali “cattivi” modulando l’intervento in maniera che ai civili fosse data una possibilità di scampo. Purtroppo per i somali, rischiare la vita di un soldato americano per un civile somalo (o mille) è espressamente vietato dalla teoria di guerra insegnata al Pentagono.

Agli abitanti delle quattro località non è stata concessa alcuna possibilità, quelli che non si erano uniti ai somali che avevano scelto la via della fuga al momento dell’invasione etiope sono stati inceneriti. Con loro sono stati rasi al suolo i loro villaggi. Ai loro parenti in fuga non è riservata miglior sorte. Gli americani hanno preteso la chiusura del confine con il Kenya e per quei profughi c’è ancora il rischio di essere considerati nel posto sbagliato quando l’Air Force sferrerà il prossimo attacco ai “terroristi”. Nel mentre vagano indifesi in balia delle decisioni dei militari americani ed etiopi.

Questa volta Washington ha avuto la decenza di non parlare di “armi intelligenti”, e si è congratulata con se stessa per il “successo” della missione. Il governo somalo è stato sorpreso con le mutande in mano. Inizialmente il presidente Yusuf ha affermato di aver appreso la notizia dalla radio, poi ha detto di aver autorizzato l’intervento. C’è da chiedersi chi possa mai credere Yusuf in grado di autorizzare qualcosa di diverso da quanto deciso dalle volpi del Dipartimento di Stato. C’è anche da chiedersi quale terrificante responsabilità porterà Yusuf agli occhi di molti somali. C’è da chiedersi anche quanti somali diventeranno “terroristi” per vendicare il massacro dei loro parenti. Difficilmente alla fine di un giro di domande banali e scontate si potrà pensare a questa operazione come a un “successo”, qualunque cosa si voglia intendere con il termine.

L’attacco americano alla Somalia segnala quindi l’apertura del terzo fronte di guerra statunitense, le operazioni sembrano destinate a durare a lungo (a smentirne ulteriormente il legame con il singolo terrorista), fronte aperto forse per distrarre l’attenzione dai fallimenti in Iraq e Afghanistan, ma aperto in maniera ancora più ostile a qualsiasi legalità internazionale e alla logica politica di quanti non siano americani della squadra di Bush.


Lo stesso governo etiope vorrebbe sfilarsi al più presto, ma non gli sarà possibile. Al terzo giorno di manifestazioni etiopi e armati del Governo Transitorio hanno sparato sulla folla a Mogadiscio. Subito dopo sono giunte le notizie sui bombardamenti americani e ieri sono cominciati combattimenti diffusi nella capitale. Le truppe etiopi sono state attaccate in diverse occasioni da somali molto arrabbiati e la capitale da oltre 24 ore è accompagnata da un concerto di esplosioni e spari. Gli ospedali sono già stati saturati dall’afflusso dei feriti. Le forze etiopi hanno sigillato alcune aree, ma è evidente che non esiste un fronte, Mogadiscio è di nuovo un campo di battaglia.
In Etiopia intanto sono arrivati gli americani, ma non per liberare Adis Abeba dalla dittatura di Meles Melawi. Sono ai confini con la Somalia e la loro presenza è la spia di una scarsa fiducia nelle capacità operative degli etiopi e della volontà di esercitare la massima pressione sulla Somalia da tutte le direzioni.

La comunità internazionale non ha reagito bene all’iniziativa americana; fino alla settimana scorsa poteva permettersi di passare sottovoce l’invasione etiope perchè alle opinioni pubbliche era ancora rappresentata come una questione regionale tra paesi che non interessano a nessuno, oggi appare evidente a chiunque come l’attore principale che ha deciso di trasformare di nuovo la Somalia in un campo di battaglia sia il solito gruppo di americani impazziti. Bush, Rice e Jenday Frazier hanno gestito l’intervento e i passi che hanno condotto a questa nuova guerra e ne portano la responsabilità di fronte al mondo.

Bush sembra intenzionato ad ignorare i richiami alla ragionevolezza che hanno sedotto gli elettori americani inducendoli a premiare i suoi concorrenti democratici. In Iraq ha proposto di alzare il livello dello scontro, in Palestina ha armato quelli di Fatah e li spinge alla guerra civile contro Hamas, mentre in Afghanistan attende la prossima primavera per la ripresa dei combattimenti in grande stile lasciando il paese allo sbando. Da qui a fine mandato Bush potrebbe fare ancora danni incalcolabili a dispetto delle proteste dell’ONU e della comunità internazionale e purtroppo sembra davvero intenzionato a seminare altre guerre e distruzioni.


 

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 10:49

mercoledì, 03 gennaio 2007

http://www.pressante.com/

Scritto da Marco M

Donald Rumsfeld stringe la mano a Saddam HusseinQuesta frase dell'economista statunitense Edward Luttwak non avrebbe bisogno di altri commenti. Sfacciata nella sua verità.
Saddam è stato entrambi i tipi di dittatore. Come tanti, è stato messo al potere e finanziato dalla CIA, poi s'è messo in proprio segnando la sua condanna. Eppure il suo lavoro l'aveva fatto bene, ma non è stato fedele fino in fondo come Pinochet.

La guerra contro l'Iran su mandato americano e la strage di kurdi con armi chimiche fornitegli dagli americani. Missione compiuta. Il processo per la strage dei kurdi sarebbe dovuto cominciare il 9 gennaio. Ma quel processo non ci sarà mai, Saddam è stato condannato e giustiziato prima (con tanto di video integrale su Youtube). Prima che potesse dire "Sapete, i kurdi li avrò anche gasati, ma le armi chimiche non le ho mica trovate sugli alberi".

Tra i pochi a parlarne, Robert Fisk sull'Independent: "Un dittatore creato e poi distrutto dall'America" . Segue il suo articolo tradotto in italiano:


Saddam al patibolo. Era un'equazione facile. Chi poteva meritarsi quell'ultima camminata all'impalcatura - quella crepa del collo all'estremità  di una corda - se non la bestia di Bagdad, l'Hitler del Tigri, l'uomo che ha assassinato centinaia di migliaia degli Iracheni innocenti spruzzando armi chimiche sui suoi nemici? I nostri padroni ci diranno in queste ore che è "un grande giorno" per gli Iracheni e spereranno che il mondo musulmano si dimentichi che la sua condanna a morte è stata firmata - "dal governo" iracheno, ma a nome degli Americani - la vigilia stessa di Al-Adha di Eid, la festività del sacrificio, il momento del perdono più grande nel mondo arabo.

Ma la storia registrerà  che gli arabi ed altri musulmani e, effettivamente, molti milioni nell'occidente, porranno un'altra domanda questo fine settimana, una domanda che non sarà posta in altri giornali occidentali perchè non è la descrizione stabilita per noi dai nostri presidenti e primi ministri - che cosa diciamo circa gli altri uomini colpevoli?

No, Tony Blair non è Saddam. Non intossichiamo i nostri nemici. George W Bush non è Saddam. Non ha invaso l'Iran o il Kuwait. Ha invaso soltanto l'Irak. Ma centinaia di migliaia dei civili iracheni sono morti - e migliaia tra le truppe occidentali sono morti - perchè i signori Bush e Blair ed il Primo Ministro spagnolo ed il Primo Ministro italiano ed il Primo Ministro australiano sono andati fare la guerra nel 2003 su un cumulo di bugie e menzogne e, date le armi da noi usate, con grande brutalità.

Nel guaime dei crimini internazionali contro l'umanità dal 2001 abbiamo torturato, abbiamo assassinato, abbiamo brutalizzato ed ucciso innocenti - abbiamo persino aggiunto la nostra vergogna ad Abu Ghraib alla vergogna di Saddam ad Abu Ghraib - ma dovremmo dimenticare questi crimini terribili mentre applaudiamo il corpo oscillante del dittatore che abbiamo generato.

Chi ha indicato a Saddam invadere l'Iran in 1980, il crimine che guerra più grande che avesse commesso, portando alla morte di un milione e mezzo di anime? E chi gli ha venduto i componenti per le armi chimiche con cui ha infradiciato l'Iran ed i kurdi? Nessuno stupore che gli Americani, che avevano il controllo del ridicolo tribunale che ha giudicato Saddam, abbiano proibito a tutti la menzione di ciò, la sua atrocità più oscena, nelle accuse contro di lui. Non poteva essere consegnato agli Iraniani per sentenziare per questo crimine di guerra? Naturalmente no. Poichè quello avrebbe mostrato la nostra colpevolezza.

E le uccisioni di massa perpetrate nel 2003 con le nostre bombe all'uranio e le nostre "bombe al carbonio" ed il nostro fosforo, gli assedi omicidi di Fallujah e Najaf, il disastro infernale di anarchia che abbiamo liberato sulla popolazione irachena nel guaime della nostra "vittoria" - la nostra "missione compiuta" - chi sarà giudicato colpevole di ciò? Tale espiazione come potremmo prevedere verrà, senza dubbio, nelle memorie fai-da-te di Blair e di Bush, scritte nella loro comoda e ricca pensione.

Ore prima della sentenza di morte su Saddam, la sua famiglia - la sua prima moglie, Sajida e la sorella ed altri parenti di Saddam - avevano perso la speranza.

"Tutto quanto poteva essere fatto è stato fatto - possiamo aspettare soltanto che il tempo faccia il suo corso", unp di loro ha detto la notte scorsa. Ma Saddam sapeva e già aveva annunciato il suo "martirio": era ancora il presidente dell'Irak e sarebbe morto per l'Irak. Tutti gli uomini condannati si trovano di fronte ad una decisione: morire con un'ultima richiesta di misericordia o morire con qualsiasi dignità di cui possano circondarsi nelle loro ultime ore sulla terra. La sua ultima apparizione in tribunale - quel pallido sorriso che si è esteso sulla faccia dell'assassino - ci ha mostrato su quale strada Saddam voleva incamminarsi al patibolo.

Ho catalogato i suoi crimini enormi nel corso degli anni. Ho comunicato con curdi superstiti di Halabja e dello Shia che si ribellarono contro il dittatore su nostra richiesta nel 1991 e che sono stati denunciati da noi - ed i cui compagni, in decine di migliaia, con le loro mogli, sono stati impiccati dagli esecutori di Saddam.

Ho camminato intorno ad Abu Ghraib - soltanto mesi, come successivamente è trasparito, dopo che avevamo usato la stessa prigione per alcune torture ed uccisioni - ed ho guardato Iracheni prendere migliaia di loro parenti morti dalla massa di tombe di Hilla. Uno di loro ha un'anca artificiale nuova e un numero di identificazione medico sul suo braccio. Era stato portato direttamente dall'ospedale al suo posto d'esecuzione. Come Donald Rumsfeld, ho persino stretto la mano molle ed umida del dittatore. Tuttavia il criminale di guerra ha finito i suoi giorni al potere scrivendo romanzi romantici.

Fu il mio collega, Tom Friedman - ora un colonnista messianico per il New York Times - che ha colto perfettamente il carattere di Saddam appena prima l'invasione 2003: Saddam era, lui ha scritto, "in parte Corleone, in parte Paperino". E, in questa definizione unica, Friedman ha colto l'orrore di tutti i dittatori; la loro attrazione sadica e la natura grottesca e incredibile della loro barbarie.

Ma non è così che il mondo arabo lo vedrà. Inizialmente, coloro che hanno sofferto la crudeltà di Saddam accoglieranno favorevolmente la sua esecuzione. In centinaia hanno desiderato tirare la leva dell'impiccato. Così daranno il benvenuto all'esecuzione molti altri kurdi e sciiti fuori dell'Irak. Ma loro - e milioni di altri musulmani - si ricorderanno di come è stato informato della sua condanna a morte all'alba della festività di Al-Adha di Eid, che ricorda il sacrificio potenziale di Abramo di suo figlio, una commemorazione che persino l'orrendo Saddam ha usato cinicamente celebrare liberando i prigionieri dalle sue prigioni. "E' stato consegnato alle autorità irachene" prima della sua morte. Ma la sua esecuzione andrà catalogata - correttamente - come affare americano ed il tempo aggiungerà la relativa falsa ma durevole luce a tutto questo - che l'Occidente ha distrutto un capo arabo che non ha più obbedito agli ordini di Washington, che, dopo tutte le sue malefatte (e questa sarà la terribile rimozione per gli storici arabi, questa rasata dei suoi crimini) Saddam è morto da "martire" per volontà dei nuovi "crociati".

Quando è stato catturato nel novembre del 2003, l'insurrezione contro le truppe americane è aumentata di ferocia. Dopo la sua morte, si intensificherà ancora. Liberati dalla remota possibilità di ritorno di Saddam con la sua esecuzione, i nemici dell'Occidente in Irak non hanno motivo temere il ritorno del suo regime Baathista. Osama Bin Laden certamente se ne rallegrerà, con Bush e Blair. E c'è un'altra cosa da dire. Tanti crimini vendicati.

Ma con questo l'avremo scampata.
 

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 12:55