| |
|
giovedì, 26 luglio 2007

Io non lo so se è meglio amarti invano o non amarti per niente
Io non lo so se non smetterai mai di mancarmi
Ma io non lo so e non lo voglio sapere ma sono condannata a pensarti per sempre
Mai più noi due
Mai più le tue labbra sulle mie
Mai più la forte intimità e la sensualità mai più
Oggi è un giorno qualunque, oggi si vive comunque e non so perchè
Il tempo impone distanze, il tempo è fatto di assenze e non c'è un perchè
Ma io non lo so e non lo voglio sapere ma sono condannata a pensarti per sempre
Mai più noi due
Mai più le tue paure con le mie
Mai più la forte intimità e la sensualità mai più
Mai più noi due
Mai più le tue promesse con le mie
Mai più la dolce ingenuità e la complicità mai più si, lo so,
lo so, lo so, che si vede che ho pianto ma, non si vede quanto
E per sempre, dopo un addio ti rimane dentro un leggero brusio
Mai più noi due
Mai più le tue paure con le mie
Mai più la forte intimità e la sensualità mai più
Mai più noi due
Mai più le tue emozioni con le mie
Mai più la dolce ingenuità e la complicità mai più
Mai Più Noi Due Dolcenera
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 21:16
commenti
categoria:varie, pensieri, musica, poesie, amore, opinioni, grafica, ricordi, tempo libero, testi canzoni, misteri, passato, attimi

domenica, 22 luglio 2007
Premessa: Penso che in questi casi non ci siano commenti adatti , pero' qualcosa va detto non si puo' lasciare indifferente qualcuno che è morto perchè aveva scoperto qualcosa che qualcuno non vuole farci sapere ...la verita'..la verita' su cosa è davvero la mafia un istituazione statale...
La lettera aperta di Salvatore Borsellino
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.
Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’indifferenza...
e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio.
Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di se, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.
Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.
I fatti riferiti in queste denunce, di cui Paolo Borsellino si era occupato nei giorni immediatamente precedenti il sua assassinio, sono state oggetto di una “Relazione sull’infiltrazione mafiosa nei Cantieri Navali di Palermo” da parte della Commissione Parlamentare di inchiesta su fenomeno della mafia (relatore On. Mantovano) ma come purtroppo troppo spesso succede in Italia con gli atti delle commissioni parlamentari, non hanno poi avuto sviluppi sul piano parlamentare mentre su quello giudiziario, come sempre succede quando si passa dalle indagini sulla mafia a quello sui livelli “superiori”, hanno subito la consueta sorte dell’archiviazione.
Gioacchino Basile è convinto che l’interesse personale che Paolo gli aveva assicurato nell’approfondimento di questo filone di indagine e l’averne riferito in uno dei suoi incontri a Roma nei giorni immediatamente precedenti la sua morte, sia il motivo principale della “necessità” di eliminarlo con una rapidità definita “anomala” dalla stessa Procura di Caltanissetta e che la sparizione di questo dossier dalla borsa di Paolo sia stata contestuale alla sottrazione dell'agenda rossa.
Per parte mia io credo che questo possa essere stato soltanto uno dei motivi, all’interno del più ampio filone “mafia-appalti” che lo stesso Paolo aveva fatto intuire fosse il motivo principale dell’eliminazione di Giovanni Falcone insieme alla sua ormai certa nomina a Procuratore Nazionale Antimafia.
Il motivo principale credo invece sia stato quell’accordo di non belligeranza tra lo stato e il potere mafioso che deve essergli stato prospettato nello studio di un ministro negli incontri di Paolo a Roma nei giorni immediatamente precedenti la strage, accordo al quale Paolo deve di sicuro essersi sdegnosamente opposto.
Su questi incontri, che Paolo deve sicuramente aver annotato nella sua agenda scomparsa, pesa un silenzio inquietante e l’epidemia di amnesie che ha colpito dopo la morte di Paolo tutti i presunti partecipanti lo ha fatto diventare l’ultimo, inquietante, segreto di Stato, come inquietanti sono i segreti di Stato e gli “omissis” che riempiono le inchieste su tutte le altre stragi di Stato in Italia.
Ma il vero segreto di Stato, anche se segreto credo non sia più per nessuno, è lo scellerato accordo di mutuo soccorso stabilito negli anni tra lo Stato e la mafia.
A partire da quando i voti assicurati dalla mafia in Sicilia consentivano alla Democrazia Cristiana di governare nel resto dell’Italia anche se questo aveva come conseguenza l’abbandono della Sicilia, così come di tutto il Sud al potere mafioso, la rinuncia al controllo del territorio, l’accettazione della coesistenza, insieme alle tasse dello Stato, delle tasse imposte dalla mafia, il pizzo e il taglieggiamento.
E, conseguenza ancora più grave, la rinunzia, da parte dei giovani del sud, alla speranza di un lavoro se non ottenuto, da pochi, a prezzo di favori e clientelismo e negato, a molti, per il mancato sviluppo dell’industrializzazione rispetto al resto del paese.
A seguire con il “papello” contrattato da Riina con lo Stato con la minaccia di portare la guerra anche nel resto del paese (vedi via dei Georgofili e Via Palestro), contrattazione che è stata a mio avviso la causa principale della necessità di eliminare Paolo Borsellino, e di eliminarlo in fretta.
A seguire, infine, con l'individuazione di nuovi referenti politici dopo che le vicende di tangentopoli aveva fatto piazza pulita di buona parte della precedente classe politica e dei referenti "storici".
Accordi questi che costituiscono la causa del degrado civile di oggi dove si consente che indagati per associazione mafiosa governino la Sicilia e dove, a livello nazionale, cresce, almeno nei sondaggi, il consenso popolare verso chi ha probabilmente adoperato capitali di provenienza mafiosa per creare il proprio impero industriale con annesso partito politico.
Come possono allora chiamarsi “deviati” e non consoni all’essenza stesso di questo Stato quei “Servizi” che, per “silenzio-assenso” del capo del Governo o su sua esplicita richiesta, hanno spiato magistrati ritenuti e definiti “nemici” nei relativi dossier e addirittura convinto altri magistati a spiare quei loro colleghi che, sempre negli stessi dossier, venivano definiti come “nemici”, “comunisti” e “braccio armato” della magistratura, con un linguaggio che non è difficile ritrovare negli articoli di certi giornali e nelle dichiarazioni di certi politici.
Giaocchino Basile mi dice che sarebbe mio diritto “pretendere” dallo stato di conoscere la verità sull’assassinio di Paolo, ma da “questo” Stato, dal quale ho respinto “l’indennizzo” che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi.
Gli stessi silenzi, lo stesso “muro di gomma”, che hanno dovuto subire i figli del Generale Dalla Chiesa, i parenti dei morti in quella interminabile serie di stragi, la strage di Portella della Ginestra, la strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia, la strage del Treno Italicus, la strage di Ustica, la strage di Natale del rapido 904, la strage di Pizzolungo, le stragi di Via dei Georgofili e di Via Palestro, delle quali oggi si conoscono raramente gli esecutori, ma i mandanti e spesso neanche il movente, susseguitesi mentre nel nostro Sud, grazie alla latitanza delle altre istituzioni dello Stato, uno dopo l’altro venivano uccisi tutti i Magistrati e i rappresentanti delle forze dell’ordine che della lotta alla mafia avevano fatto la propria ragione di vita, in una tragica sequenza che non ha eguali in nessuno degli altri paesi del mondo cosiddetto civile.
Io mi chiedo invece, con amarezza , di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perchè da parte dello Stato ci sia finalmente quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, ad essa legati, perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l’impunità di decine di “capi mandamento” che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia.
Da parte mia sono certo che non riuscirò a conoscere la verità in quel poco che mi resta da vivere dato che, a 65 anni, sono solo un sopravvissuto in una famiglia in cui mio padre, il fratello di mio padre, mio fratello, sono tutti morti a 52 anni, i primi per cause naturali, l’ultimo perché era diventato un corpo estraneo allo Stato le cui Istituzioni egli invece profondamente rispettava (sempre le Istituzioni, non sempre invece quelli che le rappresentavano).
Spero soltanto che, in questo anniversario, mi siano risparmiate la vista e le parole dei tanti ipocriti che oggi piangono su Paolo e Giovanni quando, se fossero ancora in vita, li osteggerebbero accusandoli, nella migliore della ipotesi, di essere dei “professionisti dell’antimafia” o li farebbero addirittura spiare da squallidi personaggi come Pio Pompa come “nemici” o come “braccio armato della magistratura” .
Chiedo solo, in questa occasione, di avere delle risposte ad almeno alcune delle tante domande, dei tanti dubbi che non mi lasciano pace.
Chiedo al Proc. Pietro Giammanco, allontanato da Palermo dopo l’assassinio di Paolo, ma promosso ad un incarico più alto piuttosto che rimosso come avrebbe meritato, perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per Via D’Amelio.
Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l’incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 Luglio : “e’ arrivato in città il carico di tritolo per me”.
A meno che, come affermato dal Sen. Mancino in un suo intervento del 20 Luglio alla camera, anche lui credesse che “Borsellino non era un frequentatore abituale della casa della madre” : infatti vi si recava appena almeno tre volte alla settimana !
La stessa domanda inoltro all’allora prefetto di Palermo Mario Jovine anche se la risposta ritiene di averla già data con l’affermazione fatta in quei giorni: “Nessuno segnalò la pericolosità di Via D’Amelio” .
Affermazione palesemente risibile : in quei giorni si erano susseguite le segnalazioni di possibili attentati a Paolo Borsellino e bastava interrogare gli stessi agenti della scorta, cinque dei quali morti insieme a lui, per sapere quali erano i punti più a rischio.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta, e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell’archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio: eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l’attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del Dott. Contrada, oggi finalmente condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per collusione e favoreggiamento.
Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip Giovanbattista Tona, i motivi dell’archiviazione dell’inchiesta relativa ai mandanti occulti delle stragi.
Per un’altra archiviazione, quella relativa alle vicissitudini del fascicolo relativo alla Fincantieri ho già inoltrato richiesta di chiarimenti in via ufficiale.
Chiedo alla Procura di Caltanissetta di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento dei tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte.
Chiedo soprattutto al sen. Nicola Mancino, del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al 1992, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi ed abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte.
O spiegarci perché, dopo avere telefonato a Paolo per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Polizia Dott. Parisi e il Dott. Contrada, incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come racconto lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente
Altrimenti, grazie alla sparizione dell'agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo.
E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio.
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 11:24
commenti (2)
categoria:varie, pensieri, politica, opinioni, attualita, misteri, passato, abusi, segreti, guerre, crimini, potere, sopprusi

martedì, 17 luglio 2007
Premessa: Che c'è da dire nulla io sono solo una piccola goccia , ma le piccole gocce riempono l'oceano...
La Corte dei Conti sostiene il V-day

foto di Lor3nzo
La Corte dei Conti è d’accordo con il V-day e con la proposta di legge popolare per un Parlamento Pulito.
Riporto integralmente l'articolo da Repubblica.it.
Ragazzi fate informazione. Mettete la bandierina del V-day nel vostro blog (cliccare qui). Occhio che faccio un giro in Rete a vedere chi non ce l’ha ancora...
CORTE CONTI: OK BEPPE GRILLO, VIA I POLITICI CORROTTI
""Via, per sempre, i politici corrotti: chi riveste una carica pubblica e viene condannato in via definitiva per "cattiva amministrazione", non deve avere la possibilita' di candidarsi di nuovo. A sorpresa, la Corte dei Conti si dichiara d'accordo con la proposta, che definisce "un po' forte, clamorosa", come quella di Beppe Grillo che recentemente ha depositato alla Cassazione una richiesta di legge popolare per un "Parlamento pulito". Il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose, in occasione di una riflessione sui risultati raggiunti dalla Procura generale in vista del suo prossimo collocamento a riposo, si spinge ancora piu' in la': "Chi e' condannato in via definitiva deve essere destituito dalla carica che riveste". L'ineleggibilita' e la revoca del mandato dovrebbe riguardare in particolare chi si macchia di corruzione in tema di appalti o di frodi comunitarie, fenomeno questo che "non accenna a diminuire". Sulla stessa linea, il viceprocuratore generale aggiunto Mario Ristuccia: "C'e' una domanda nel paese di corretto uso delle risorse pubbliche. Se c'e' un amministratore che le usa in modo distorto, una sanzione accessoria di questo tipo sarebbe la garanzia di cui la Nazione avrebbe bisogno"."
www.beppegrillo.it
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 20:41

giovedì, 12 luglio 2007
Questo blog oltre ad essere un blog di servizio, quinidi per informazioni ecc ..è anche un blog per scambiare due chiacchiere ,e perchè no una chat dove parlare un po' ,la sto sperimentando vedro' come va e poi nel caso non dovesse funzionare,... la tolgo per quanti vorrano lasciare un saluto un messaggio è ben accetto vediamo questa nuova cosa...
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 09:22

mercoledì, 11 luglio 2007
Premessa: So che gira per il web da tempo ma io l'ho ripescata solo oggi edeciso di renderla pubblica, perchè nel mio piccolo io serva a qualcosa.Chiunque voglia approfittare e metterla nel proprio blog puo' farlo, magari da un granello di sabbia riusciamo a fare un castello....
E' stato fatto un recente studio da due scienziati modenesi in
collaborazione con Beppe Grillo, in cui si dimostra che vi sono prodotti
alimentari regolarmente venduti in Italia e nel mondo, che contengono
particelle di metalli pesanti altamente cancerogene, provenienti dal
fumo di 'termovalorizzatori ', che altro non sono se non INCENERITORI DI
RIFIUTI.
Come testimonia Grillo nel suo ultimo spettacolo, queste microparticelle
sono molto più pericolose delle macroparticelle dei gas di scarico delle
auto, (le quali si depositano nei polmoni e comportano tosse e asma)
perchè entrano nel nostro sangue e si annidano negli organi rimanendovi
per sempre e provocando purtoppo gravi forme di cancro.
E' necessario quindi che chiunque legga questa email, comunichi a tutti
i suoi amici, parenti,conoscenti che ci sono delle aziende che ci stanno
avvelenando consapevolemente.
ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA
PRESENZA DI METALLI PESANTI:
PANE PANEM
CORNETTO SANSON
BISCOTTO MARACHELLA SANSON
OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO
OMOGENEIZZATI PLASMON AL PROSCIUTTO E VITELLO
CACAO IN POLVERE LINDT
TORTELLINI FINI
HAMBURGER MC DONALDS
MOZZARELLA GRANAROLO
CHEWING GUM DAYGUM PROTEX PERFETTI
INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE
PANDORO MOTTA
SALATINI TINY ROLD (USA)
BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI
BISCOTTI GALLETTI MULINO BIANCO BARILLA
BISCOTTI MACINE MULINO BIANCO BARILLA
BISCOTTI GRANETTI MULINO BIANCO BARILLA
NASTRINE MULINO BIANCO BARILLA
BAULETTO COOP
PLUMCAKE GIORLETTO BISCOTTI
BISCOTTI RINGO PAVESI
PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA
PANE CIABATTA ESSELUNGA
PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA
PANEANGELI CAMEO
NESSUNA DI QUESTE AZIENDE HA AVUTO LA DIGNITA' DI RISPONDERE ALLE
LETTERE CHE GLI HANNO INVIATO I DUE RICERCATORI , AI QUALI TRA L'ALTRO
STANNO CERCANDO DI SEQUESTRARE I MICROSCOPI DI PROPRIETà
DELLUNIVERSITA'.
COMUNICATE QUESTE INFORMAZIONI A PIU' PERSONE POSSIBILE.
USIAMO IL WEB IN MANIERA PIU' INTELLIGENTE
SE NON CI CREDETE VISITATE IL SITO:
WWW.BEPPEGRILLO.IT
> P S: UN ALTRO SITO INTERESSANTE è WWW.WORSTPILLS.ORG
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 14:05
commenti (2)
categoria:varie, pensieri, politica, opinioni, attualita, misteri, abusi, segreti, crimini, potere, farmaceutica, sopprusi

martedì, 10 luglio 2007
Premessa: Quello che vorrei dire bhe non credo ci sia molto da dire, che l'italia finanzia l'esporto d'armi sono anni che si sa e quindi è anche "colpa nostra" quello che avviene nelle varie guerre è anche vero che forse va fatto per forza , io questo non lo so, so solo che tante cose non adrebbero fatte ma nessuno e dico nessuno si prende la briga di esporlo pubblicamente , al tg ti dicono queste cose? , no, i giornali scrivono queste cose ? forse si, ma non abbastanza o forse solo qualche giornalista che lavora indipendente allora si qualche cosa viene fuori ma è ancora troppo poco.
DI GIORGIO BERETTA
Unimondo / Campagna di pressione alle 'banche armate'
Un parziale ridimensionamento e un ritorno in affari. Così possiamo sintetizzare l'operato delle due banche "sotto osservazione" da parte della Campagna di pressione alle 'banche armate'. Banca Popolare di Milano (BPM) e Unicredit.
Nonostante l'annuncio lo scorso maggio del presidente di Banca popolare di Milano (BPM) Roberto Mazzotta di un impegno della banca "a non partecipare ad operazioni di finanziamento che riguardino esportazione, importazione e transito di armi e sistemi d’arma", l'istituto milanese compare infatti anche quest'anno nel lungo elenco delle banche che appoggiano l'export delle armi "made in Italy". Si tratta di 26 operazioni per un valore complessivo di oltre 34,6 milioni di euro che ricoprono più del 3% di tutte le operazioni autorizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nel 2005. Un ridimensionamento, certo, rispetto all'anno precedente quando la comparsa di BPM nel business delle armi con 22 commesse per oltre 53 milioni di euro di "operazioni autorizzate", pari al 4,05% del totale, aveva suscitato diversi interrogativi da parte degli esponenti della "Campagna di pressione alle banche armate" e in modo particolare di Banca Etica di cui BMP è socio.
Ma non tale da fugare tutti i dubbi. Ed anzi solleva nuovi interrogativi l'elenco dei Paesi con i quali BPM ha ricevuto nel 2005 per conto di propri clienti produttori di armi autorizzazioni ad "incassi e pagamenti". Si tratta, di 26 nuove autorizzazioni, di cui gran parte è ricoperta da una fornitura di 4 elicotteri Agusta AB139 per impiego militare all'Irlanda del valore di oltre 29,8 milioni di euro con autorizzazione alla banca di un primo saldo fornitura di oltre 21,5 milioni di euro. Ma anche una consistente nuova autorizzazione verso la Cina con un valore complessivo di fornitura di oltre 5,26 milioni di euro e di autorizzazione per la prima fornitura di 4,47 milioni di euro di cui non si reperisce il sistema d'arma. Altre nuove operazioni minori dell'istituto milanese riguardano Lussemburgo (3,1 milioni di euro) e Stati Uniti (1,49 milioni di euro), ma anche Messico (8 milioni di dollari, dopo quella di 5,6 milioni l'anno scorso) e India (per 1,2 milioni di euro), e tra le minori, Turchia, Albania, Brasile, Malaysia, Spagna e Grecia. Permane quindi più di qualche interrogativo sulla coerenza con i principi di "banca non armata" annunciati da Banca Popolare di Milano. Interrogativi che, vogliamo credere, non mancheranno di essere sollevati anche nella prossima Assemblea dei soci di Banca Etica in programma per sabato 27 maggio a Bari.
Ulteriori interrogativi suscita anche la ricomparsa con oltre 101 milioni di euro di Unicredit nell'elenco delle operazioni in appoggio all'export di armi. Il gruppo capitanato da Alessandro Profumo, a dire il vero, non è mai uscito dal business delle armi. Ma, dopo che nel dicembre 2000 aveva emesso “ordini di servizio che disponevano dal 1° gennaio 2001 di non assumere più nuovi contratti di questo tipo” aveva di fatto ridotto notevolmente la propria partecipazione in gran parte ereditata dal Credito Italiano che nel 1999 con più di 644 milioni di euro di operazioni ricopriva più del 60% del totale degli importi autorizzati in quell'anno. Negli anni successivi le operazioni assunte da Unicredit venivano giustificate con la necessità di “un periodo transitorio per l'uscita definitiva da questo mercato” e comunque passavano dai 106 milioni di euro del 2000 ai 20,2 milioni del 2004 tanto da indurre chi scrive a segnalare, seppur in modo cautelativo, la graduale attuazione delle disposizioni comunicate dal gruppo. Stupisce pertanto ritrovare Unicredit nell'elenco delle esportazioni autorizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per i sistemi d'armamento e per un valore complessivo di oltre 101 milioni di euro che, ricoprendo quasi il 9% del totale, piazzano Unicredit al quarto posto della lista del Ministero. Scorrendo il lungo elenco delle 61 nuove operazioni tra le principali vanno segnalate quelle verso Regno Unito (10,6 milioni di euro) e Stati Uniti (8,7 milioni di dollari) mentre il resto è disperso in una serie di operazioni minori con Paesi che vanno dalla Francia al Giappone, dalla Romania a Israele. E' opportuno pertanto mantenere un atteggiamento cautelativo in attesa di chiarimenti da parte del gruppo Unicredit.
Per quanto riguarda gli altri maggiori Istituti di credito va innanzitutto notato che, nonostante l'annunciata riduzione del volume di operazioni, le prime quattro principali banche di appoggio al commercio delle armi sono italiane con Capitalia mantiene saldo il primo posto (168 milioni di euro) seguita dal il gruppo S. Paolo Imi (164 milioni), dalla Cassa di Risparmio di La Spezia (112 milioni) e dal già ricordato gruppo Unicredit (101 milioni).
A Capitalia va riconosciuto di aver cominciato ad attuare quanto annunciato dal Direttore Generale al convegno nazionale promosso dalla Campagna lo scorso gennaio, la volontà cioè di ridimensionare significativamente il volume delle transazioni collegate ad operazioni di export di armamenti, che passano infatti dai 2004 ai 168 milioni del 2005. Anche se le maggiori operazioni riguardano Regno Unito (42 milioni di sterline) e Norvegia (24,8 milioni di euro), suscitano però più di qualche domanda le autorizzazioni che concernono India (8,5 milioni di dollari), Turchia (3 milioni di dollari) e Emirati Arabi Uniti (1,3 milioni di euro) e la continuazione di un'operazione di 15,4 milioni di euro con la Cina.
Circa il gruppo S. Paolo Imi, va innanzitutto detto che per volume di operazioni di fatto scavalca Capitalia: ai 164 milioni di euro di autorizzazioni rilasciate alla banca torinese vanno infatti sommati gli 8,3 milioni di euro della Cassa di Risparmio di Bologna che va parte dello stesso gruppo S. Paolo Imi. Il gruppo è il più attivo anche per numero di operazioni (109) che in gran parte sono assorbite da esportazioni verso la Francia (73,7 milioni di euro per un lotto di componenti per 24 missili antiaerei Aster della Mbda che però hanno come destinazione finale Singapore), Spagna (17,4 milioni), Belgio (17,4 milioni) e Germania (15,1 milioni). Ma spiccano anche le autorizzazioni a Paesi in zone calde del pianeta e dove si registrano continue violazioni dei diritti umani come Egitto (2,27 milioni di euro per attrezzature e documentazione per missile Aspide2000 sempre della Mbda) e Turchia (900mila euro) e minori verso Israele (660 mila euro), Malaysia (684 mila dollari) e Cina (510 mila euro). Le autorizzazioni della Cassa di Risparmio di Bologna riguardano invece prevalentemente Paesi della Nato e Australia.
Raddoppiano le operazioni collegate all'export di armi della Cassa di Risparmio di La Spezia che nel 2005 superano i 112,4 milioni di euro dopo aver registrato negli anni precedenti autorizzazioni per 34,1 (nel 2003) e 50,9 milioni di euro (nel 2004). La banca, che ora appartiene al gruppo Cassa di Risparmio di Firenze, è tradizionalmente punto di riferimento delle industrie spezzine del settore e si distingue quest'anno soprattutto per diverse operazioni con Paesi mediorientali ed asiatici come la Thailandia (10,7 milioni di euro per due cannoni leggeri 76/62 super rapido della OtoMelara), Emirati Arabi Uniti (2,6 milioni per 12 torrette da 12,7 mm per versione navale OtoMelara) e Pakistan (1,4 milioni sempre per due torrette da 12,7 mm per versione navale, parti di ricambio e 6000 munizioni).
Tra le maggiori banche italiane da segnalare anche la Banca Nazionale del Lavoro (BNL) che nel 2005 riporta 90 autorizzazioni per un valore complessivo di oltre 60 milioni di euro, in calo rispetto agli ultimi due anni quando aveva registrato una media di 70 milioni di euro. Il “Bilancio Sociale del 2002” informerebbe che “BNL ha maturato la decisione di ridurre progressivamente il proprio coinvolgimento nelle attività finanziarie legate al commercio di armamenti, limitandosi esclusivamente ai paesi dell’Unione Europea e della NATO nell’ambito delle rispettive politiche di difesa e sicurezza”. Decisione che però non è totalmente supportata dalle informazioni delle ultime Relazioni che vedevano operazioni di BNL con diversi Paesi extra-Ue ed extra Nato che continuano anche nel 2005 con due autorizzazioni verso il Pakistan del valore di 2,3 e di 1 milione di euro. Le maggiori operazioni si assetano però in linea con la recente policy della Banca e riguardano Grecia (13,4 milioni di euro), Germania (la maggiore di 7,4 milioni di euro) e Regno Unito (6,8 milioni di euro).
Da segnalare, infine, la quasi totale scomparsa di Banca Intesa che nel 2005 ha assunto solo 2 operazioni del valore complessivo di circa 163 mila euro con Spagna e Marocco, lo 0,01% del totale. Le altre operazioni presenti nella lista del Ministero riguardano autorizzazioni assunte negli anni scorsi e si può pertanto assumere che Banca Intesa stia pienamente onorando la decisione comunicata nel marzo del 2004 di “sospendere la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano l'esportazione, l'importazione e transito di armi e di sistemi di arma, che rientrino nei casi previsti dalla legge 185/90”. La decisione, spiegava la Direzione Generale di Banca Intesa, intende rispondere “a un'esigenza espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica, che fanno riferimento a istanze etiche sia laiche sia religiose”. Il gruppo si riservava comunque di "valutare autonomamente operazioni che - pur rientrando fra quelle previste dalla legge 185/90 - non abbiano caratteristiche tali da essere incoerenti con lo spirito di "banca non-armata". In tal caso, queste operazioni saranno evidenziate sul sito Internet della Banca, in omaggio ai principi di trasparenza”.
Questo per quanto riguarda le principali banche italiane. A breve l'analisi dell'attività in appoggio al commercio delle armi delle altre banche italiane, delle banche estere ed ulteriori considerazioni.
Giorgio Beretta (Campagna di pressione alle 'banche armate').
Fonte: http://unimondo.oneworld.net/
Link: http://unimondo.oneworld.net/article/view/133550/1/
26.05.2007
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 20:33
commenti (1)
categoria:cultura, politica, opinioni, attualita, misteri, passato, abusi, segreti, banche, guerre, crimini, potere, sopprusi

martedì, 03 luglio 2007
PREMESSA: Una piccola premessa per ricordare il cantante che diciamo cosi ha fatto "scena" in assoluto, oltre la morte, personalmente credo sia stato un grande cantante ma sopratutto un grande poeta a 36 anni dalla sua morte che avvenne il 3 luglio 1971, pubblico sul mio blog una biografia prelevata dal web di questo gruppo di cui faceva parte Jim che io peraltro adoro spero che sia una motivo in piu' per conoscere l'uomo che si è fatto amare per quello che era senza nascondesri dietro una maschera.
So che è un po' lunga ma chi ama Jim sapra' gia la sua vita e anche la morte magari per chi non lo ama o per chi non lo conosce leggerla potrebbe far conoscere un uomo "diverso" da solito...
James Douglas Morrison è nato l'8 Dicembre 1943 a Melbourne in Florida, vicino a Cape Canaveral. Suo padre, George Stephen Morrison, era un ufficiale di carriera della Marina Americana ed era appena ritornato da una missione di posatura di mine nel Pacifico. Dopo la nascita di Jim, suo padre ritornò in guerra per prendere parte alla riconquista delle isole dai Giapponesi lanciando missili da una postazione aerea. Per i tre anni successivi, Jim passò la vita con sua madre, Clara, vivendo con i nonni paterni a Clearwater, nel Golfo del Messico. I nonni di Jim erano originari della Georgia e insistettero perché i buoni usi del Sud fossero inculcati nel bambino fin dalla più tenera età. Nel 1946, un anno dopo la fine della guerra, Steve (il padre) ritornò e fu mandato per lavoro a Washington DC per sei mesi. Clara, sollevata dal potersi separare dai soffocanti genitori di Steve, accompagnò il marito portando Jim con sé. Dopo Washington, Steve fu mandato a Albuquerque nel Nuovo Messico, come istruttore, in un programma sulle armi atomiche. Mentre erano ad Albuquerque, Clara dette alla luce il suo secondo figlio, Anna, dando una sorellina a Jim.
Mentre viaggiava in macchina con genitori e nonni nel tratto di strada di circa 60 miglia tra Santa Fe e Albuquerque, Jim fu testimone di un fatto che poi avrebbe descritto come “il più importante della mia vita”. Capitarono per caso dopo un incidente stradale che aveva coinvolto un camion di indiani. Molti erano gravemente feriti. Jim ricordò in seguito “io avrò avuto quattro o cinque anni e non so se avevo mai visto un film e improvvisamente c'erano tutti questi pellerossa e erano stesi per tutta la strada e sanguinavano a morte. Io ero solo un bambino, e mi hanno fatto stare nella macchina mentre mio padre e mio nonno sono tornati indietro a vedere. Non vedevo niente - tutto quello che ho visto è stato uno strano colore rosso e gente intorno, ma sapevo che qualcosa stava succedendo perché percepivo le vibrazioni della gente intorno a me perchè erano i miei parenti e li conoscevo bene, e tutto d'un colpo capii che loro non avevano idea di quello che stava succedendo più di quanto ne avessi io. Quella fu la prima volta in cui ho sperimentato la paura, l'anima dei fantasmi di quegli indiani morti - forse uno o due di loro - che erano proprio lì intorno folleggiando e mi arrivarono nell'anima e io ero lì come una spugna, pronto a stare fermo e ad assorbirli.... non è una storia di fantasmi, è qualcosa che per me ha un significato profondo”.

I Successivamente, anche nel periodo maturo della sua vita, Jim dichiarò sempre di essere posseduto dallo spirito di un antico uomo della medicina indiana, uno Sciamano. Se sia vero che questa esperienza è alla base dell’idea che da uno stregone derivi la sua forza interiore può naturalmente essere discutibile, ma è probabile che vedere la scena di una tale carneficina abbia lasciato una forte impressione nel bambino. Jim non ha mai dimenticato la tragedia e l’incidente lo ha ossessionato per molto tempo, anche se suo padre, disperato, alla fine gli disse che non era mai successo niente, che era stato un sogno. A sette anni Jim fu di nuovo sradicato perché i Morrison tornarono a Washington per un anno. Nel 1952 Steve fu spedito in Corea e il resto della famiglia si stabilì a Claremont, in California, per 2 anni. Quando Steve ritornò, la famiglia andò di nuovo ad Albuquerque per due anni ancora e poi si spostò ad Alameda nella California del Nord - una piccola isola nella baia di San Francisco che era sede della più grossa base navale americana nel mondo. Fu qui che Jim incominciò le scuole superiori, come allievo dell'Alameda High.
Qui Jim dimostrò di essere un ragazzo intelligente ed un avido lettore, sebbene con attitudini ribelli. Diciotto mesi dopo, il padre di Jim fu di nuovo mandato a Washington e la famiglia si spostò ad Alexandria, in Virginia dove affittarono una grande casa elegante nel quartiere residenziale della classe borghese nelle vicinanze di Braddocks Heights e Jim venne iscritto alla scuola superiore George Washington, dove sarebbe rimasto per tre anni.
I risultati di Jim furono straordinariamente buoni, con notevole sorpresa degli insegnanti e dei compagni di scuola. Il suo comportamento oscillava dal sorprendentemente cattivo al più che buono con maniere eccellenti. Odiava l'autorità e la sfidava continuamente. I genitori trovavano sempre più difficile controllarlo, si scontravano continuamente con la lunghezza dei suoi capelli e con il suo modo di vestire. Jim cominciò anche a tenere un diario e sviluppò interesse per la poesia e per la letteratura. Nelle sue note quotidiane avrebbe scritto meticolosamente osservazioni varie, opinioni e pensieri assieme ad abbozzi della propria poesia. Una gran parte di questo lavoro ha fornito ispirazione e idee per molte delle prime canzoni dei Doors. Il suo insegnante di letteratura disse una volta al biografo Jerry Hopkins: “Jim leggeva quanto e forse più dí qualunque altro studente della sua classe. Ma tutto era così strambo che ho visto un altro degli insegnanti andare alla biblioteca del Congresso per verificare se i libri che Jim dichiarava di leggere esistessero davvero. Io sospettai che se li inventasse, visto che erano libri inglesi di demonologia del sedicesimo e diciassettesimo secolo. Io non li avevo mai sentiti nominare, ma esistevano e, dalle note che scriveva lui, penso che li abbia letti e la Biblioteca del Congresso era l’unico posto dove potevano essere.”
Gli altri interessi di Jim erano la pittura - voleva diventare un artista - e il blues. Di notte, andava di nascosto nelle bettole vicino a Fort Belvoir per ascoltare i suonatori negri di blues. A suo tempo dichiarò di odiare il rock & roll e ascoltò incessantemente dischi di blues nella sua stanza. La sua passione per il blues era superata solo dal suo amore per la poesia. Idolatrava Blake, Rimbaud, Kerouak e Baudelaire e leggeva le loro opere voracemente. Un giorno disse al “ROLLING STONES”: “ho preso un sacco di appunti durante le scuole superiori e al College e poi, quando ho lasciato la scuola li ho buttati via tutti per qualche futile ragione - o magari era valida. Ci sono poche cose che vorrei avere oggi come quei due o tre libretti di appunti che ho perso. Ho perfìn pensato di farmi ipnotizzare o di prendere il pentotal per cercare di ricordare, perché avevo scritto tanti appunti in quei libretti, notte dopo notte. Ma può anche darsi che se non li avessi buttati via non avrei mai scritto niente di originale perché erano principalmente accumulazioni di cose che avevo letto o ascoltato, tipo citazioni da libri. Penso che se non mi fossi liberato di loro non sarei mai stato libero”.
Jim non aveva mai dato molto peso a quello che avrebbe fatto dopo il diploma alla George Washington High. I suoi genitori avevano insistito perchè si iscrivesse al Saint Petersburg Junior College in Florida. Gli avevano anche organizzato una permanenza con i nonni a Clearwater mentre frequentava il College. Inizialmente Jim era perplesso e lo dichiarò, però poi piano piano cominciò a vedere questa possibilità come una maniera di liberarsi dalle restrizioni imposte dai suoi genitori. Alla fine disse di si e si spostò in Florida mentre la famiglia Morrison si spostava di nuovo anche lei a San Diego, in California. Jim ritornò a casa dalla famiglia nelle vacanze di primavera e annunciò ai suoi genitori scioccati che stava pensando di trasferirsi all’UCLA (l’Università della California a Los Angeles) a studiare cinema.
I genitori erano contrari per una serie di ragioni. Prima di tutto consideravano quell'Università esageratamente libera e poi, conoscendo le tendenze anarchiche di Jim, erano preoccupati che questo suo lato selvaggio sfuggisse al controllo nella pericolosa Los Angeles, la città del sesso e della droga. Proibirono ufficialmente l'iniziativa e lo scortarono al primo aereo diretto in Florida. Dopo un po' però i genitori, benché incapaci di autorizzare formalmente il suo trasferimento all'UCLA, avevano smesso di condannare completamente l'iniziativa cosicché Jim poté passare l'inizio del 1964 a Los Angeles, iscrivendosi all'Università nella facoltà di Arti Teatrali. Soldi però i genitori non gliene davano così dovette usare quelli che aveva messo da parte in una assicurazione che suo padre gli aveva predisposto quando era bambino. Fatto questo cominciò a cercarsi un posto per vivere. Alla fine trovò un piccolo appartamento vicino al Campus dell'università. Si immerse in quell'Università liberale con tutte le sue forze. Gli piacevano le lezioni e passava ore a leggere nelle biblioteche oppure in compagnia di poeti, scrittori, artisti e musicisti, mangiando a volte in ristoranti messicani. L'atmosfera non era però l'unica cosa che Jim stava assorbendo e il suo consumo di alcol crebbe enormemente insieme alla esplorazione di bettole e bar malfamati. Fumò marijuana e ingoiò LSD assieme ad altri studenti e ricominciò a scrivere il suo diario. Dopo un po' di tempo, le sue irregolari abitudini alimentari e l'assunzione continua di LSD lo avevano trasformato in un bel tenebroso, magro e giovane, con un volto perfettamente scolpito, occhi magnetici e capelli i cui riccioli pesanti scendevano più giù delle spalle.

Si era messo a portare jeans stretti e magliette bianche e aveva una certa capacità di sembrare sexy e seducente. Benché la maggior parte dei suoi colleghi lo ricordasse come un tipo riservato e timido, Jim riusciva a lasciare una traccia. La sua cerchia di amici includeva alcuni dei più selvaggi e radicali elementi della scuola di cinema e con quattro di loro stabilì legami sempre più forti: Dennis Jackob, John Da Bella, Phil Oleno e Felix Venable. Anche rispetto allo standard di tolleranza dell'Università, questi cinque risultavano apertamente radicali, bellicosi e ribelli così come decisamente intellettuali.
Fu con Dennis, più adulto di lui che Jim discusse infinitamente il lavoro del filosofo tedesco Nietzsche. Era particolarmente impressionato da Dioniso. Durante una di queste discussioni Jim citò la frase immortale di Blake “se le porte della percezione venissero aperte tutto apparirebbe all'uomo per quel che è veramente, cioè infinito”, che Adoiph Huxley utilizzò poi nel titolo del suo libro “Le porte della percezione”. Folgorato dall'idea, Jim disse che lui e John avrebbero dovuto formare un duo e chiamarsi “the Doors (le porte): aperte e chiuse”. L'idea non andò oltre la fase di un discorso fra ubriachi. John Da Bella iniziò Jim allo studio dello sciamanesimo e il soggetto lo affascinò. Michael Harner scrisse in “La via dello Sciamano”: “con i suoi eroici sforzi lo Sciamano aiuta i suoi pazienti a trascendere la realtà ordinaria, compresa la percezione di se stessi. Lo Sciamano mostra ai suoi ascoltatori che non sono emozionalmente e spiritualmente soli nella loro lotta contro la malattia e la morte. Lo Sciamano mette a disposizione i suoi poteri e convince profondamente questa gente che un altro essere umano è pronto ad offrire se stesso per aiutarla. In particolare nel West, certi studenti hanno dimostrato molte volte di poter facilmente essere iniziati alle basi fondamentali di questo rituale.
Il metodo tradizionale antico è così potente e entra così profondamente nella mente umana che le abituali attitudini culturali, sistemi e convinzioni sulla realtà diventano essenzialmente irrilevanti”. Felix Venable era, a trentaquattro anni, lo studente più anziano della Scuola di Cinema ed ebbe una grande influenza sul giovane Jim. Era ribelle, litigioso e enigmatico. La sua inclinazione per gli stravizi e per le droghe era leggendaria e non ci volle molto perché anche Jim cadesse sotto questa, qualcuno dice, diabolica influenza bevendo enormi quantità di alcol e ingoiando tutti gli allucinogeni su cui riusciva a mettere le mani. Jim trovava Felix affascinante e, in qualche modo, affine. Altri amici ricordano che Jim sembrò cambiare rapidamente dopo essersi associato con Felix. Diventò dissero, fuori controllo, aggressivo e generalmente troppo frastornato da sbornie o droghe per capire bene quel che stava facendo. Sembrava più interessato a far bravate, tentare imprese coraggiose e in generale a esibirsi che non a quel che veramente succedeva intorno a lui.

Ad essere sinceri, droghe come la marijuana e l'LSD non erano considerate a quel tempo né illegali né pericolose. Comunque, la tendenza di Jim all'uso di queste sostanze divenne rapidamente qualcosa di più di una esplorazione giovanile trasformandosi in una dipendenza che compensava la sua naturale timidezza e la sua mancanza di fiducia in se stesso. Con sbornie e droga lui si sentiva espansivo, spiritoso, intelligente, diverso e coraggioso, un membro di un circolo esclusivo. Era capace di essere infantilmente sgradevole e crudele sia con gli amici sia verso gli sconosciuti. Droghe e alcol, forse più l'alcol, tiravano fuori il lato oscuro di Jim Morrison materializzandosi in un'altalena di momenti di depressione e di euforia irrazionali, sensazione che a lui piaceva. Cominciò a fare esperimenti con differenti cocktail di droghe, arrivando addirittura a rubare la borsa di un dottore e assumere tutte le medicine che vi erano dentro! Felix, come lui, era sulla via dell'autodistruzione.
Il bello, mistico sciamano che calò dalla soffitta non sembrava per niente il Jim Morrison dei primi tempi. Era diventato ancora più magro, i suoi capelli erano lunghi e i suoi occhi neri riflettevano una forte fiducia in se stesso. Una fiducia che non c’era prima di essere consolidata dal profondo, quando cominciò a capire, o a credere, che la musica poteva davvero diventare il veicolo per una nuova religione, con lui nella posizione di alto prelato. Jim discusse il concetto con Dennis Jackob, spingendosi fino al punto di cercare un nome per il complesso. Gli piaceva il nome “the Doors”, idea che aveva derivato dai concetti di Blake. Dennis era interessato, ma non riusciva ad immaginare come l’idea potesse avere un fututuo dato che Jim diceva che non era capace di cantare e che Dennis non era per niente un musicista. Alla fine però, un incontro casuale sulla spiaggia di Venice mise Jim in condizioni di trasformare i sogni in realtà. Nell’Agosto del 1965, Jim incontrò Ray Manczarek che viveva a Venice, sulla spiaggia a Sud di Santa Monica, assieme alla sua ragazza, Dorothy. Quando Jim gli disse che voleva chiamare il suo complesso the Doors, Ray fu impressionato in particolare per la relazione che il nome aveva con l’affermazione di Blake “se le porte della percezione fossero davvero aperte, gli uomini potrebbero vedere le cose come sono davvero: infinite”. Ray usava parecchie droghe psichedeliche anche lui e l’idea di usare un nome associabile al libro di Adolph Huxley “le porte della percezione”, che era un anticipo delle sue esperienze con la mescalina, gli piaceva da matti. Acutamente, l’ultimo paragrafo del libro di Huxley recita: “ma l’uomo che ritorna attraverso la Porta del Muro non sarà mai lo stesso uomo che ne era uscito.
Sarà più saggio e meno arrogante, più felice ma meno soddisfatto in senso materiale poiché conscio della propria ignoranza ma comunque meglio attrezzato per capire la connessione tra le parole e i fatti, del ragionamento sistematico con l’imponderabile che lui cerca, che è stato difficile capire, da sempre.” Sia Ray che Jim stavano per intraprendere un viaggio che li avrebbe portati faccia a faccia con la “porta”. Ray si sarebbe accontentato di guardarla, ma Jim voleva andare più là. Presto avrebbe toccato la maniglia della “Porta” e immediatamente sarebbe diventato qualcosa di più di un buon cantante, sarebbe diventato un rappresentante di un’intera generazione e un originale ribelle del rock & roll. Appena decise di andare verso la “porta”, era già una leggenda. Benché Jim e Ray fossero decisamente diversi, al punto da sembrare opposti, Ray pensava che la giusta posizione nei confronti delle Grandi Questioni della vita fosse da ricercare nello studio e nella pratica della meditazione trascendentale, mente Jim era convinto che la via alla conoscenza superiore stesse nello sciamanismo (stregoneria) e in un forte uso di droghe psichedeliche. Ray fu abile abbastanza per capire che razza di impatto le liriche di Jim avrebbero avuto se lui fosse stato capace di scrivere le musiche giuste. Inoltre stava sviluppando una forte simpatia per Jim e, alla fine, gli chiese di andare da lui, con Dorothy. Dorothy lavorava tutto il giorno, il che permetteva a Ray e Jim di stare in pace e costruire le loro canzoni. Jim disse di sì e cominciarono a lavorare. La prima cosa fu lavorare sulle capacità vocali di Jim. Benché la voce fosse debole, cantava bene e Ray pensò che questa debolezza di voce potesse essere solo una questione di timidezza.
Credeva anche che, se anche solo un pò della personalità enigmatica di Jim fosse stata comunicata ad un pubblico assieme alla vice, ci sarebbero stati affari d’oro. Di conseguenza Ray lavorò alla voce di Jim per settimane senza trascurare di creare le musiche di accompagnamento, impegnandosi ore e ore al giorno. Jim era molto realista e inizialmente considerava l’idea di dare una musica alla sua povera voce, terribilmente imbarazzante. In ogni caso, dopo settimane di incoraggiamento e influenza da parte di Ray cominciò a rilassarsi benché non arrivasse mai a considerare semplice esibirsi davanti ad un pubblico.
Dopo due settimane, Ray ebbe l’impressione che erano abbastanza allenati per presentare Jim al resto del complesso “Rick and the Ravens”. Andarono a casa dei genitori di Ray a Manhattan Beach e Ray disse ai suoi fratelli che Jim sarebbe stato il loro nuovo cantante. Rick e Jim Manzarek non mostrarono lo stesso entusiasmo di Ray né avevano gli stessi piani e non vedevano nessun potenziale né in Jim né nelle sue liriche. Comunque si mostrarono d’accordo nel cercare di lavorare con lui anche se pensavano che la cosa fosse destinata a durare ben poso. Di fatto, per un pò si tennero lo scetticismo dentro. Rick and the Ravens erano, a quel tempo, costituiti dai tre fratelli Manzarek, Jim (all’armonica), Rick (alla chitarra) e Ray (alle tastiere) con Jim come cantante. Gli mancavano un basso e un batterista, dato che prima, in questi ruoli avevano usato la gente disponibile a seconda del momento, tutte le volte che avevano una esibizione. Ray capì subito che se volevano costituire un complesso ragionevolmente commerciale avevano bisogno di una sezione ritmica permanente.
Fu proprio in questo periodo che Ray incontrò John Densmore al Centro di Meditazione Maharishi Yogi della Terza Strada. Ray aveva discusso in questo centro il suo progetto di formare un gruppo rock, proprio mentre John Densmore stava cercando di fare il batterista. Ray spiegò a John la storia e gli chiese se avrebbe voluto fare il batterista in un complesso che non aveva ancora un batterista e John ci saltò dentro al volo. John aveva vent’anni e viveva ancora con i suoi. Si stava diplomando in musica al College e benché gli piacesse molto cominciò ad avere seri dubbi sul fatto di riuscire a mantenersi suonando. Anche se aveva una specie di accordo con dei complessi, cercava sempre di procurarsi qualcosa di più sicuro, quindi acconsentì alla proposta di Ray. John Densmore scrisse a proposito del suo primo incontro, nella sua autobiografia “Cavalieri del Nubifragio”: “Lui (Ray) mi invitò giù dai suoi a Manhattan Beach, per suonare. Io entrai dalla porta della casa sulla spiaggia, proprio in tempo per sentire i suoi genitori criticare il suo modo di vivere con una ragazza giapponese. Mi fermai un attimo e dirottai sul garage. Stava arrivando Ray con le sue cose da spiaggia e un fiorellino nel costume da bagno. Si comportò amichevolmente. Con buona disposizione d’animo apprezzai i suoi occhiali senza montatura, che mi sembrarono all’ultima moda, molto intellettuali.
Mi presentò i suoi due fratelli, Rick il chitarrista e Jim l’armonicista. Il complesso si chiamava Rick and the Ravens. Il ventunenne Morrison era timido. Mi disse ciao e si ritirò nel suo angolo. Mi sembrò che si sentisse a disagio con i musicisti dato che non suonava niente. Mentre Morrison se ne andava mestamente verso il garage a prendersi una brirra Ray mi sogghignò come un orgoglioso fratello maggiore e mi passò un pezzo di carta spiegazzata”. Su quel pezzo di carta c’erano alcune liriche di Jim da cui sarebbe derivato il singolo “Break on Through” e John cominciò subito a mettere un pò di ritmo sulle indicazioni di basso che Ray aveva già tracciato. Jim Manzarek si unì con l’armonica e così fece Rick con una chitarra molto sfumata. Dopo poco, Jim Morrison cominciò a cantare timidamente i primi versi e la prima cosa che colpì John fu l’incredibile fascino del cantante unito alla sua impressionante serietà. Cantava guardando il muro, incapace di guardare qualunque altro musicista negli occhi e, benché John trovasse Jim un pò strambo, la prova finì su una nota alta e Jim disse che potevano provare di nuovo per vedere fino a che punto si poteva arrivare. Dopo una quindicina di giorni il complesso registrò sei demo ai World Pacific Studios. Per un certo periodo Rick and the Ravens erano stai sotto contratto con l’Aura Records.
L’accordo però si era dimostrato poco proficuo per entrambe le parti. L’Aura aveva pubblicato un singolo che era prontamente affondato senza lasciare traccia e non si sentiva di spendere altri soldi per pubblicare un altro disco del complesso. Come compensazione offrì al complesso l’uso gratuito dello studio per un pò di tempo e Ray decise che era ora di usarlo. In tre ore, spesso usando solo una o due piste, il gruppo aveva registrato sei pezzi che includevano “Moonlight drive”, “Hello I love you”, “Summer’s almost gone”, “My eyes have seen you”, “End of the night” e “Go insane”. A questo punto il gruppo era composto dai tre fratelli Manzarek più Jim, John e una anonima ragazza che suonava il basso. Le registrazioni erano organizzate e dirette dal proprietario dello studio, intimo amico di Ray, Dick Bock. Il complesso lasciò lo studio con in mano un acetato che conteneva le rozze registrazioni delle sei canzoni. Il passo successivo era cercare e trovare un contratto sfruttando il primo disco e a questo scopo presentarono il materiale a tutti i più importanti livelli del settore nella West Coast. I vari responsabili furono concordi nel giudicare il lavoro orribile. Nessuno capiva il potenziale che stava dietro a questo primo esperimento. I gruppi più fortunati nella West Coast del 1965 erano i divertenti Beach Boys e i Mamas and Papas dedicati a cospargere il mondo di pace e amore. Secondo i criteri musicali delle compagnie lo scuro messaggio dei Doors non era accettabile per cui furono respinti da tutte le Case Musicali, situazione peraltro capitata alla maggior Parte dei complessi veramente grandi. Benché la maggior parte delle Case Musicali avesse dunque deciso di trascurare i Doors c’era un uomo che, se non convinto, era almeno colpito dalla loro musica ed era curioso di conoscerli meglio. Si chiamava Billy James, ed era stato a New York come responsabile della pubblicità di Bob Dylan alla Columbia Records. Dopo essersi trasferito nella West Coast nel 1963, rimase con la Columbia ma gli fu dato l’incarico di trovare e sviluppare nuovi talenti. Jim, Ray, John, e Dorothy andarono a trovarlo un pomeriggio e gli sottoposero l’acetato. Billy fu subito colpito dalle liriche di Jim e dalla cruda, semplice anima di quella musica. Lo impressionò anche il gruppo in se stesso per il modo spontaneo di comportarsi e per le idee chiare che i suoi componenti avevano su cosa volevano e dove volevano arrivare. Billy però non era completamente sicuro delle sue possibilità di tirar fuori il meglio dal complesso perché era relativamente poco esperto di Studio.

Nessun bassista voleva suonare come volevamo noi, in modo sparso e ipnotico, poi, mentre un giorno ci stavamo esibendo in qualche posto per avere un contratto - e non ci siamo riusciti perché eravamo troppo strambi - notammo che il complesso di casa aveva uno strumento chiamato Fender Rhodes montato sopra un organo Vox Continental come il mio. Io spensi l’amplificatore, suonai qualcosa e capii che era un basso a tastiera. Visto questo dissi: “eccolo qui, è lui. Abbiamo trovato il bassista”. Il nucleo del gruppo adesso era completo e si radunava ogni giorno per creare il sound dei Doors. Qualche volta il gruppo suonava ad un matrimonio e Ray faceva il cantante in “Louie Louie” e in “Gloria”. Jim non aveva superato la sua timidezza e le rare volte che cantava lo faceva voltando la schiena al pubblico o con gli occhi strettamente chiusi. Più o meno in questo periodo Jim incontrò ed entrò in confidenza con la diciannovenne Pamela Courson. Lei aveva l’aspetto di una delicata figurina di porcellana, snella come una piuma con bei capelli lunghi e rossi che le scendevano oltre le spalle. La carnagione era pallida e lentigginosa e i suoi occhi straordinariamente grandi, le conferivano un vulnerabile aspetto da cerbiatta. Era nata il 22 Dicembre del 1946 a Weed in California e suo padre era stato pilota della Marina come quello di Jim ma adesso era preside di una scuola superiore nella contea di Orange. Pamela aveva lasciato la scuola d’arte proprio poco prima di incontrare Jim e fu rapidamente affascinata da lui. Lui le insegnò la filosofia e lesi incoraggiò la sua poesia. Questo fu l’inizio di una relazione che, benché a volte burrascosa, sarebbe stata la più stabile nella vita di Jim. Il contratto che stipularono con il cosiddetto Mr. James fu discutibile. Guadagnavano dieci dollari per notte dal giovedì alla domenica suonando cinque sessioni per volta dalle 21 alle 2 con un quarto d’ora di riposo tra una sessione e l’altra. La clientela consisteva principalmente di drogati, marinai, turisti occasionali e poco altro e benché l’atmosfera facesse al complesso un effetto deprimente il posto forniva una eccellente opportunità per sperimentare di tutto. Fornì anche al reticente Jim quella pratica in abilità di scena di cui aveva tanto bisogno. All’inizio, Jim continuava a insistere per cantare con la schiena al pubblico, come prima, ma senza che passasse molto tempo si fece coraggio e cominciò a dirigere le sue energie verso il pubblico, apprezzando la propria crescente capacità di manipolarlo con la propria azione. In un mese, il gruppo era riuscito a mettere in repertorio 25 canzoni ma la Columbia non si faceva sentire. Ci fu un fugace momento di speranza e sollievo quando un produttore, Larry Marks, andò al Fog una notte e si presentò al gruppo; però, dopo, non si fece mai più vedere. Sebbene Billy James continuasse ad essere entusiasta del gruppo, non riusciva a convincere nessun produttore della Columbia a portare il complesso in studio e nessuno degli altri responsabili considerava il gruppo un affare commerciale. Di conseguenza, Billy James ricevette una lettera in cui la compagnia lo informava che non avrebbe sfruttato l’opzione di avere i Doors come complesso.

Il gruppo doveva essere tolto dal cartello. James non aveva spiegato la cosa al gruppo perché era davvero convinto che sarebbe rimasto sei mesi pieni in cartello e a quel punto, se cancellato, sarebbe stato pagato 1000 dollari come indennizzo per la cancellazione. John decise di fare una visita a James per cercare di capire perché la compagnia discografica fosse così ferma e, entrato nel suo ufficio alla Columbia riuscì a sbirciare la lettera sulla scrivania del dirigente. Il cuore di John affondò, poi fece le sue scuse e se ne andò. Quella stessa notte al Fog spiegò agli altri cosa aveva visto. Tutti ne furono profondamente delusi e suonarono da cani. Più tardi, nella stessa notte, si riunirono per fare il punto sulle implicazioni della cattivissima notizia che avevano ricevuto da John. Arrivarono alla conclusione che, benché certamente deprimente, il fatto che la compagnia non avesse capito cosa stavano cercando di fare alla fine poteva perfino essere meglio di loro. Il giorno dopo chiamarono James e gli chiesero di essere ufficialmente liberati dal contratto. Nonostante le insistenze di James che consigliava di restare sotto contratto per i sei mesi in modo da poter prendere i 1000 dollari (di cui avevano disperato bisogno), rifiutarono. Un paio di giorni dopo erano legalmente liberi e la Columbia aveva perso i Doors. Appena dopo il colpo di essere stai mandati via dalla Columbia, furono anche scaricati dal London Fog. Una sera scoppiò una rissa tra alcuni ubriachi e Joey, il buttafuori del locale, e l’incidente fu sfruttato come scusa per liberarsi del complesso. Questa ulteriore botta avrebbe probabilmente distrutto i Doors se non fosse intervenuta per caso e al momento giusto Ronnie Haran, la graziosa cercatrice di talenti per il più prestigioso rock club di Los Angeles, il leggendario Whisky. Jim aveva incontrato Ronnie al Whisky diverse volte per cercare di convincerla a ingaggiare i Doors. Pochi minuti dopo essere stati licenziati dal Fog, la videro arrivare per ascoltarli e la videro interessata. John Densmore disse più tardi: “Ronnie aveva un orecchio per il talento e un occhio per l’amante”. Nella sua mente, il resto del gruppo era adeguato ma il cantante era tutto quello che una rock star deve essere. Talento puro. Un Adone col microfono. Doveva farlo suo. Haran era rimasta così colpita da Jim che manovrò per convincere Elmer Valentine, uno dei soci del club, ad assumere i Doors come complesso del locale, anche senza audizione e facendo questo dette ad Doors il loro primo importante risultato. Il gruppo passò da una paga di 10 dollari a notte alla paga stabile di 135 dollari a testa alla settimana mentre Ronnie cominciò a lavorare all’immagine di Jim vestendolo con magliette o maglioni dolce vita. Gli suggerì anche di non mettere le mutande in scena, per ragioni che lasciamo alla vostra immaginazione. Tra il maggio e il luglio del 1966, i Doors fecero da supporto a gruppi come The Rascals, The Paul Butterfield Blue Band, The Animals, The Beau Brummels, Buffalo Springfield, The Byrds, Love, Frank Zappa and The Mothers of Invention, Them e Captain Beefheart.
Il lavoro al Whiskey dette ai Doors una bella esperienza di concerti dal vivo e la possibilità di imparare dai gruppi più esperti di loro cui facevano da supporto. Jim lavorò intensamente a perfezionare l’immagine scura, minacciosa ma nettamente sexy che si stava creando. Oscillava tra volgarità e violenza spesso sconvolgendo la platea con le sue buffonate. Continuava anche a improvvisare in scena con le sue poesie ed è proprio grazie a questo che il gruppo riuscì a mettere a punto due numeri che sarebbero diventati pezzi d’arte in futuro: “The End” e “When the Music’s Over”. Il suono del gruppo migliorava continuamente, nonostante il crescente consumo di acido di Jim che aveva raggiunto proporzioni enormi rispetto a qualunque punto di vista. Tutte le settimane, le imprese del gruppo diventavano piccanti pettegolezzi sulla bocca della gente alla moda e ben presto le puttanelle rocchettare cominciarono a sperimentare direttamente su se stesse il chiassoso , sexy Morrison. Tutte le donne che vedevano il drammatico, pazzo vocalista sembravano cadere sotto il suo incantesimo e lo guardavano cantare come ipnotizzate pendendo dalle sue labbra. Morrison disse in seguito: “Mi ricordo che alcuni dei migliori viaggi musicali che abbiamo fatto sono stati nei club. Non c’è niente di più bello che suonare per una platea. Se improvvisi nelle prove, non c’è gusto perché è come una cosa morta. Non c’è riscontro. Non c’è tensione reale. In un club con un piccolo pubblico sei sì libero di fare di tutto ma ti senti in obbligo di essere bravo e allora non te ne puoi fregare completamente; c’è gente che ti guarda. Così c’è questa bellissima tensione. C’è libertà e allo stesso tempo c’è l’obbligo di suonare bene. Posso impegnarmi in un intero giorno di lavoro, andare a casa a fare la doccia, cambiarmi e poi suonare due o tre sessioni al Whiskey... E’ come il piacere di correre per un atleta, per tenersi in forma”.
Il gruppo si era creato un vasto e affezionato seguito e faceva una forte impressione a tutti quelli che li vedevano. C’erano comunque due uomini che non erano per niente impressionati dal gruppo, anzi, ed erano i due sofferenti padroni del club, Elmer Valentine e Phil Tanzini. Erano continuamente disgustati dai modi dei ragazzi del gruppo e li avrebbero licenziati una volta alla settimana o perché volevano suonare a tutto volume per tenere la gente fuori dal palcoscenico o perché Jim arrivava ubriaco, o drogato, o tutte e due le cose. A volte anzi, non arrivava per niente, facendoli ulteriormente inferocire. Tutte le volte però la cosa sbolliva grazie a qualche maneggio di Ronnie. A Ronnie bastava chiamare al telefono una delle sostenitrici importanti dei Doors; questa passava l’informazione a tutte le sue amiche e insieme cominciavano a bombardare il Whiskey di telefonate che chiedevano quando il complesso sarebbe riapparso. Il trucco ha sempre funzionato.
Elmer era sempre lì ansioso di dare al pubblico quel che il pubblico voleva e non dubitò nemmeno una volta dell’autenticità delle telefonate. Il 21 Agosto i Doors fecero il loro ultimo spettacolo al Whiskey a Go Go. Suonano la prima parte senza Jim (che sta effettivamente diventando sempre più assente all’inizio degli spettacoli con crescente disgusto dei proprietari Phil Tanzini e Elmer Valentine). Dopo la prima parte, in cui Ray si fa carico di cantare, i proprietari impongono ai Doors di cercare Morrison. Lo trovano al suo Hotel, L’Alta Cienega, totalmente imbambolato da dosi massicce di LSD. Il gruppo gli chiede di fare almeno lo sforzo di presentarsi, che canti o no. Lui è talmente fuori di testa che lo devono addirittura vestire. Il gruppo arriva sul palcoscenico e Jim è ovviamente in un altro mondo. Alla fine della prima sessione ricomincia a essere un pelo coerente e dice al gruppo di suonare “The End”. Appena entrati nella canzone, le magnetiche bravate di Jim incantano il pubblico, il club diventa mortalmente fermo con tutta l’attenzione su Jim. Lui lentamente e con grande calma comincia a cantare la sessione Edipica durante un intervallo tra le canzoni. Il posto è immobile. Jim sta gradualmente tirando dentro la gente che lo segue nel suo viaggio. Quando Jim entra nella parte più dura del pezzo il gruppo comincia a suonare più forte e più duro nel tentativo di distrarre l’attenzione dalle poesie diventate a questo punto troppo oscene, ma Jim grida con una forza tale che non può essere coperta dal suono degli strumenti. Allora il gruppo termina rapidamente la canzone e esce di scena. Dopo questa esibizione a luci rosse i Doors vengono licenziati. “Non l’ho cominciata come una cosa Edipica, l’ho fatta come una canzone di saluto. L’abbiamo suonata al London Fog, dove abbiamo cominciato. Poi, suonandola tutte le sere, è diventata una cosa più seria. Mettevo insieme i versi un pò per sera. Poi, una domenica notte al Whiskey a Go Go, dove eravamo il secondo complesso, qualcosa scattò. Capii che significato aveva l’intera canzone, dove mi avrebbe portato. Era potente. Era successo. Il giorno dopo ci hanno licenziato”. Jim Morrison “mandò un gelo, un brivido a tutto il posto e gelò il Whiskey a Go Go. Lui ci portava nel suo viaggio psichico. Il club si fermò a poco a poco. Si fermarono quelli che ballavano, si fermò anche la cameriera. Jim era ipnotico quella notte” disse Ray Manzarek. I Doors firmano ufficialmente con la Elektra in esclusiva per sette album. La Elektra allestì anche parecchie operazioni pubblicitarie per rinforzare l’immagine del gruppo. Prima di tutto, Jac Holzman decide di ritardare la pubblicazione dell’album fino all’inizio dell’anno dopo per consentire all’Elektra di dare massima attenzione ai Doors. In secondo luogo, Steve Harris assunse diverse giovani e attraenti ragazze che per creare un’atmosfera di eccitazione ad ogni rappresentazione, dove lanciano in giro mutande e reggiseni e si gettano su Jim mentre canta. E infine, Holzman prenotò un riquadro da affissioni per fare pubblicità al primo disco del gruppo, il primo nel suo genere, nel quadro di una strategia di marketing geniale.
I Doors consolidarono i loro risultati di vendite con una sequenza di attivissime tournée, ma Morrison in modo specifico si stava stancando della immagine contraddittoria che veniva trasmessa - leader e sciamano per alcuni e piccolo idolo da ragazzini per altri - . La prima biografia fatta dalla Elektra citava gli interessi di Morrison come legati a “rivolta, disordine, caos e a qualunque attività che potesse essere senza senso”, e in effetti, durante lo svolgimento dei loro tour, lui confermò tutto questo con un comportamento addirittura più negativo. Si era fatto un bagno di alcool e aveva esposto i suoi compagni a scoppi d’ira: mandò a monte sessioni di registrazione distruggendo strumenti e materiali e fece altrettanto con le esibizioni dal vivo con autocompiacenti dimostrazioni di finto sesso e oscenità di tutti i generi. Però, nonostante tutto, la creatività musicale dei Doors non ne soffriva in alcun modo. Nel 1970 i Doors avevano ottenuto sufficiente credibilità nelle sale da concerto per giustificare un album dal vivo, e “Absolutely Live” arrivò qualche tempo dopo per sintetizzare l’esperienza “in diretta” dei Doors. Benché ci fosse poco del materiale scioccante della metà anni sessanta la miscela che costituiva “Alabama Song”, “Back Door Man” e “Five to One” era un ben riuscito finale. Morrison era arrivato al collasso e uscì dal gruppo. I rimanenti Doors non poterono sopravvivere senza il loro leader, anche se tennero vivo il nome per altri due album, “Other Voices” (1971) e “Full Circle” (1972). E subito dopo tutti presero vie autonome, Manzarek per dedicarsi ad una attività da solista e gli altri per costituire The Butts Band. Nel Marzo del 1971, Morrison e la sua ragazza Pamela si trasferirono a Parigi con l’intento di rifarsi una vita. Tutti e due erano perseguitati da problemi di droga e alcool e la cosa arrivò ad una conclusione drammatica quando, il 3 Luglio, il ventisettenne cantante fu trovato morto nella vasca da bagno. Ci sono naturalmente state tante ipotesi sulle cause della morte (però nessuna autopsia è mai stata fatta) ma la cosa più logica sembra essere che il corpo di Morrison si fosse finalmente arreso ai rigori della sua stessa credenza Nietschziana nella “deliziosa estasi”.
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 19:21
commenti (5)
categoria:varie, pensieri, musica, poesie, amore, opinioni, ricordi, storia, tempo libero, testi canzoni, misteri, passato, intrattenimento, segreti, potere, sopprusi

|
|
|