martedì, 18 marzo 2008

Scritto da Maurizio Blondet   
martedì 18 marzo 2008 www.pressante.com
 [Aggiunto, in fondo, un video eloquente. L'autore scrive: "Non ho mai visto niente del genere in America dalla Grande Depressione"]

In USA stanno nascendo strane tendopoli: sono le famiglie che hanno perso la casa perché non possono pagare il mutuo. Tendopoli alla periferia di Los Angeles. Tendopoli alla periferia di Ontario, California (1). Qui, gli attendati sono 400 e più. Chiese e volontari locali portano cibo e coperte. Gli attendati fanno di tutto per tener pulito, portare via la spazzatura, cercare acqua per lavare sé e la biancheria.

Ma le autorità hanno minacciato: coloro che non risultano residenti ad Ontario, saranno rimandati in bus ai loro luoghi di domicilio. Come Patty Barnes, che dopo la morte del marito...

mercoledì, 13 febbraio 2008

Clementina ForleoScritto da Marco Travaglio    
martedì 12 febbraio 2008 

 

Uno legge sui giornali il seguente titolo: “Csm, si aggrava la posizione della Forleo”. E si domanda: oddìo, che altro avrà fatto la Clementina, oltre a macchiarsi di colpe indelebili tipo intercettare Fazio e i furbetti del quartierino, far recuperare allo Stato 200 milioni di euro di refurtiva, bloccare le scalate illegali a Bnl, ad Antonveneta e a Rcs e soprattutto partecipare ad Annozero?

Niente, assolutamente niente.

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 07:31

mercoledì, 16 gennaio 2008
Scritto da Eugenio Benetazzo   
martedì 15 gennaio 2008

 Farlocco è un termine dialettale tipico nel Nord Italia utilizzato per individuare un'operazione fasulla o peggio ancora falsa, frutto generalmente di un imbroglio o una truffa. Farloccolandia è il nomignolo che mi sento di dare al nostro paese sulla base del comportamento del suo sistema bancario e parabancario. Sembra infatti che a distanza di qualche anno si stia riproponendo lo Schema Parmalat nella sua piena onnipotenza. In che consisteva lo Schema Parmalat, per chi non lo sapesse ancora? Molto semplice: quando una banca si rendeva conto che il prestito effettuato alla nota azienda di Collecchio era ormai inesigibile o inescutibile, allora si inventava una emissione obbligazionaria cartolarizzando il credito vantato alla Parmalat e si offrivano le fenomenali tranche obbligazionarie al pensionato babbaleo di turno. In questo modo si trasferiva il rischio di insolvenza (tipico dell'attività bancaria) sulle tasche dei suoi ignari correntisti o investitori.

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 17:14

sabato, 12 gennaio 2008
Chemioterapia, una pratica assassina, ovvero il tradimento della medicina in nome del profitto

ARPC - Associazione per la Ricerca e la Prevenzione del Cancro

Chemioterapia, una pratica assassina, ovvero il tradimento della medicina in nome del profitto.

Ciò che voglio dimostrare in questa relazione è quanto ho dichiarato in un recente comunicato stampa e che si articola, essenzialmente, in due punti.

1) La chemioterapia non guarisce dal cancro, ma uccide.
2) Il suo uso trova fondamento
solo negli interessi economici delle ditte farmaceutiche.

domenica, 06 gennaio 2008
Scritto da Roberto Saviano   
sabato 05 gennaio 2008
 È un territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi.

E' una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.

mercoledì, 26 dicembre 2007

  DI PIERALDO FRATTINI
demetrainvestimenti.com

Le banche non hanno le riserve per coprire le perdite accumulate dai loro assett e la Fed non può salvarle. I mercati azionari sono scesi bruscamente la scorsa settimana in seguito a notizie poco incoraggianti relativi al rialzo del tasso di inflazione che potrebbe limitare un abbassamento ulteriore dei tassi di interesse; siamo ora molto vicini all’accensione della spia che segnala l’inizio di un mercato orso, ossia di discese protratte delle borse. Il settore finanziario è stato finora il più colpito con una perdita di capitalizzazione del settore del 25% dal luglio scorso ad oggi. Il mercato immobiliare americano manifesta segni di rallentamento sempre più inquietanti e perfino il governatore della California ha annunciato che dichiarerà l’emergenza fiscale in gennaio a causa della perdita in bilancio di 14 bilioni di dollari causati dalle perdite legate alle obbligazioni garantite da mutui.

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 13:20

domenica, 16 dicembre 2007

Giuseppe Pinelli, ucciso in questura a 41 anni

Scritto da G. La Grassa   
sabato 15 dicembre 2007

www.pressante.com

 

ll 15 dicembre 1969 l’anarchico Giuseppe Pinelli cadde dalla finestra della Questura di Milano e morì circa due ore dopo. Ricordandolo, anche a nome e per conto dell’intero blog, non è mia intenzione rinfocolare le polemiche e i sospetti – giustificate le une e gli altri – di quegli anni ormai lontani. Richiamo alla memoria solo pochi fatti, non soggetti ad ipotesi ed illazioni, che credo ormai incisi nella memoria di coloro che non sopportano lo spirito di prevaricazione e l’ipocrisia dei dominanti. Pinelli fu arrestato immediatamente dopo la strage di Piazza Fontana (venerdì 12 dicembre), in seguito alla montatura costruita attorno a quell’episodio contro Valpreda e altri anarchici.

 
A quell’epoca, il fermo di polizia era di 48 ore, dopo di che si doveva o essere liberati o essere in prigione. Pinelli era ancora in Questura oltre il limite legalmente consentito. La prima versione ufficiale fu: suicidio. Si riferì anche una sua frase che poteva far pensare alla scelta di togliersi la vita perché ormai scoperto. Poiché...
dopo un bel po’ di tempo (e di galera) – e solo perché a quell’epoca funzionava piuttosto bene la controinformazione – Valpreda e gli anarchici vennero totalmente sollevati da ogni sospetto per il suddetto attentato, la versione ufficiale di suicidio (con presunta frase rivelatrice di colpevolezza) risultò essere puramente infamante nei confronti dell’innocente Pinelli. Vi fu un’inchiesta, poi un processo che terminò (nel 1975) con la nuova versione del “malore attivo”. A causa dello stress – dovuto comunque alla lunghezza e pesantezza dell’interrogatorio – l’anarchico si sarebbe sentito male e, invece di accasciarsi al suolo, avrebbe spiccato un “involontario balzo” fuori dalla finestra (???).

mercoledì, 12 dicembre 2007
Sono passati 38 anni da quel tragico 12 dicembre 1969 … dalla strage.

Milano:
1. ore 16.37. Piazza Fontana. Banca Nazionale dell'Agricoltura. La Banca, come ogni venerdì, è ancora affollata di gente per il “mercato degli agricoltori”. 7 kg. di tritolo, nascosti in una borsa da lavoro nera, esplodono nel salone centrale della Banca. Il bilancio è di: 17 morti e 88 feriti;
 
2. Ore 16,25. Piazza della Scala. Banca Commerciale Italiana. Un impiegato trova, vicino ad un ascensore di servizio, una borsa da lavoro nera abbandonata. La consegna ad un funzionario che la apre e dentro vi trova una cassetta di metallo, una busta di plastica ed un timer. La bomba non esplode. Il timer è difettoso.

Roma:
3. Ore 16,45. Via Veneto. Banca Nazionale del Lavoro. Una bomba nascosta in una borsa da lavoro nera esplode nel sotterraneo della sede centrale della Banca, vicino al centralino. La banca è chiusa, ci sono solo gli impiegati. Il bilancio è di 14 feriti;

4. Ore 17,22 . Altare della Patria: una bomba nascosta in una borsa da lavoro nera esplode sulla seconda terrazza dell’Altare della Patria, vicino al santuario del milite ignoto. Il bilancio è di 4 feriti;

5. Ore 17.30 Altare della Patria: una bomba nascosta in una borsa da lavoro nera esplode sempre sulla seconda terrazza dell’Altare della Patria ma questa volta dalla parte del Museo del Risorcimento. Bilancio nessuna vittima e nessun ferito.

5 attentati dinamitardi. Gli ordigni erano contenuti in borse da lavoro nere.
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 17:38

martedì, 16 ottobre 2007
Clementina facci sognare
di Marco Travaglio

Oggi l’Unità non sarà in edicola per uno sciopero sacrosanto (gli editori stanno cercando di far fuori il direttore Antonio Padellaro e di rimetter mano al contratto di collaborazione di Furio Colombo). Dunque non uscirà nemmeno la rubrica “Uliwood Party”. Chiedo ospitalità al sito per dire quel che penso delle intercettazioni del caso Unipol.
Se in Italia non esistesse Berlusconi con la fairy band dei Previti e dei Dell’Utri, ce ne sarebbe a sufficienza per chiedere le dimissioni di Massimo D’Alema da vicepremier, di Piero Fassino da segretario dei Ds e di Nicola Latorre da vicecapogruppo dell’Ulivo al Senato. Quello che emerge dalle loro telefonate con Giovanni Consorte (e, nel caso di Latorre, anche con il preclaro “compagno” Stefano Ricucci) ha un solo nome: conflitto interessi, e dei più gravi. Naturalmente tutto il dibattito è falsato dalla presenza in Parlamento di Berlusconi e della fairy band, al cui confronto il gravissimo conflitto d’interessi Ds-Unipol-coop rosse impallidisce. Ma in un paese normale (espressione cara a D’Alema), nel quale dunque Berlusconi & C. fossero già stati sbattuti fuori dalla vita pubblica, i telefonisti rossi se ne dovrebbero andare su due piedi.
Fassino doveva incontrare il banchiere Luigi Abete (chissà perché, poi) e non sapeva cosa dirgli: perciò chiedeva a Consorte di scrivergli i testi. Poi si lamentava perché Chicco Gnutti era andato a una cena elettorale di Berlusconi: credeva che anche lui fosse un “compagno”, solo perché aveva partecipato all’orrenda scalata Telecom insieme a Consorte e Colaninno, e osservava che Gnutti stava puntando sul cavallo sbagliato, il Cavaliere, che prevedibilmente di lì a un anno avrebbe perso le elezioni.
Intanto Latorre amoreggiava con Ricucci, un tipo che Enrico Berlinguer non avrebbe sfiorato nemmeno con una canna da pesca. Ci scherzava, lo trattava da pari a pari, faceva il tifo per lui.
D’Alema, che com’è noto è molto intelligente, avvertiva Consorte delle possibili intercettazioni telefoniche (“attenzione alle comunicazioni”) parlandogli al telefono: una mossa davvero geniale, machiavellica, volpina. Poi lo esortava ad “andare avanti” nella scalata alla banca romana, abbandonandosi a un tifo da stadio (“facci sognare!”). E si occupava personalmente della quota detenuta in Bnl da Vito Bonsignore, pregiudicato per corruzione nonché europarlamentare dell’Udc.
Stiamo parlando dei tre massimi dirigenti de Ds che, due estati fa, negavano spudoratamente di essersi occupati dell’Opa di Unipol alla Bnl, affermando di essersi limitati a rivendicare il buon diritto dell’assicurazione delle coop rosse a partecipare alla contesa bancaria. Latorre negava addirittura di aver passato il suo telefono a D’Alema perché parlasse con Consorte. I cavalli sui quali questi insigni statisti puntavano sono poi finiti tutti sotto inchiesta per gravissimi reati finanziari. Ricucci addirittura in galera e in bancarotta. Consorte e Gnutti hanno condanne non definitive per insider trading.
Se questa non è una gigantesca “questione morale”, come solo Parisi, Di Pietro e pochi altri politici dissero fin dall’estate 2005, non si sa proprio che cosa lo sia. Ma, nelle reazioni del Botteghino alla divulgazione di brani di intercettazioni, non c’è un’ombra di autocritica, di ripensamento, di riflessione. Anzi si sentono e si leggono frasi copiate pari pari dalla propaganda berlusconiana e craxiana: “veleni”, “attacco”, “operazione scandalistica”, fughe di notizie”, “circuito mediatico-giudiziario”. Condite con attacchi vergognosi alla giudice Clementina Forleo, che ha fatto semplicemente il suo dovere, applicando una legge demenziale - la Boato - varata da destra e sinistra amorevolmente a braccetto nell’estate 2003. Se ieri, per tutta la giornata, sono usciti brandelli di intercettazioni, è soltanto perché, con una decisione giuridicamente inedita quanto discutibile, il vertice del Tribunale di Milano ha stabilito che gli avvocati difensori degli 83 indagati del caso Antonveneta potessero soltanto prendere appunti dalle centinaia di pagine di trascrizioni, ma non prelevarne copia. Se, come dovrebbe avvenire in un paese civile, e come infatti avviene in America e in Inghilterra, gli atti giudiziari non più segreti venissero messi integralmente a disposizione delle parti e anche della stampa, si saprebbe tutto subito, e si eviterebbe di costringere i giornalisti a pendere dalle labbra di questo o quell’avvocato, a fidarsi dei loro appunti non certo completi né disinteressati. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Ma qui non c’è alcun “attacco”, nessuna “operazione”, nessun “circuito mediatico-giudiziario”. Si chiama, molto più semplicemente, “informazione”. I cittadini da oggi sanno qualcosa in più delle scalate bancarie illegali all’Antonveneta, alla Bnl e alla Rcs avviate dai furbetti del quartierino sotto l’alta protezione dello sgovernatore Fazio, dell’allora premier Berlusconi, dei vertici dei Ds, della Lega Nord e di Forza Italia (ci sono anche i berlusconiani Cicu, Grillo e Comincioli, al telefono con Fiorani). Ed è doveroso che sappiano, visto che su quelle telefonate il Parlamento sarà chiamato molto presto a votare pro o contro l’autorizzazione a usarle nei processi ai furbetti.
Invece il senatore-avvocato Guido Calvi, già difensore di Ricucci e di D’Alema, nonché attuale difensore dell’ottimo Geronzi, dunque in pieno conflitto d’interessi anche lui, dice cose assurde contro i giudici di Milano e contro i giornalisti. Invoca interventi della Procura per “bloccare” le notizie che doverosamente la libera stampa fornisce ai cittadini. E chiede l’immediata approvazione al Senato della legge-bavaglio-Mastella, già varata dalla Camera con maggioranza bulgara: tutti i partiti affratellati, nessuno escluso. I voti del centrodestra all’ennesima porcata non mancheranno: Berlusconi ha già solidarizzato con D’Alema e D’Alema ha già solidarizzato con Berlusconi per la splendida contestazione (uova a parte) subìta da Bellachioma a Sestri Ponente. E la Cdl ha già annunciato con non userà politicamente quelle telefonate, onde evitare che a qualcuno, a sinistra, salti in mente di usare i gravissimi reati della fairy band berlusconiana per rinfacciare finalmente la questione morale alla destra.
Persino Veltroni perde la testa e vaneggia di “crisi del sistema democratico”: ma non per il contagio del conflitto d’interessi che infetta il maggior partito della sinistra, bensì perché è finalmente affiorato alla luce del sole. Come se il problema non fosse ciò che i suoi compagni dicevano al telefono con personaggi ben poco raccomandabili, nel pieno di un’Opa e di una contro-Opa, in spregio alle più elementari regole del libero mercato; ma il fatto che finalmente tutto ciò stia venendo fuori. Hai la faccia sporca? Invece di andarti a lavare, dai la colpa allo specchio che la riflette. E tenti di romperlo, lo specchio, per non vedere mai più la faccia sporca. Che schifo.

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 11:51

martedì, 10 luglio 2007
Premessa: Quello che vorrei dire bhe non credo ci sia molto da dire,  che l'italia finanzia l'esporto d'armi sono anni che si sa e quindi è anche "colpa nostra" quello che avviene nelle varie guerre è anche vero che forse va fatto per forza , io questo non lo so, so solo che tante cose non adrebbero fatte ma nessuno e dico nessuno si prende la briga di esporlo pubblicamente , al tg ti dicono queste cose? , no, i giornali scrivono queste cose ? forse si, ma non abbastanza o forse solo qualche giornalista che lavora indipendente allora si qualche cosa viene fuori ma è ancora troppo poco.


DI GIORGIO BERETTA
Unimondo / Campagna di pressione alle 'banche armate'

Un parziale ridimensionamento e un ritorno in affari. Così possiamo sintetizzare l'operato delle due banche "sotto osservazione" da parte della Campagna di pressione alle 'banche armate'. Banca Popolare di Milano (BPM) e Unicredit.

Nonostante l'annuncio lo scorso maggio del presidente di Banca popolare di Milano (BPM) Roberto Mazzotta di un impegno della banca "a non partecipare ad operazioni di finanziamento che riguardino esportazione, importazione e transito di armi e sistemi d’arma", l'istituto milanese compare infatti anche quest'anno nel lungo elenco delle banche che appoggiano l'export delle armi "made in Italy". Si tratta di 26 operazioni per un valore complessivo di oltre 34,6 milioni di euro che ricoprono più del 3% di tutte le operazioni autorizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nel 2005. Un ridimensionamento, certo, rispetto all'anno precedente quando la comparsa di BPM nel business delle armi con 22 commesse per oltre 53 milioni di euro di "operazioni autorizzate", pari al 4,05% del totale, aveva suscitato diversi interrogativi da parte degli esponenti della "Campagna di pressione alle banche armate" e in modo particolare di Banca Etica di cui BMP è socio.

Ma non tale da fugare tutti i dubbi. Ed anzi solleva nuovi interrogativi l'elenco dei Paesi con i quali BPM ha ricevuto nel 2005 per conto di propri clienti produttori di armi autorizzazioni ad "incassi e pagamenti". Si tratta, di 26 nuove autorizzazioni, di cui gran parte è ricoperta da una fornitura di 4 elicotteri Agusta AB139 per impiego militare all'Irlanda del valore di oltre 29,8 milioni di euro con autorizzazione alla banca di un primo saldo fornitura di oltre 21,5 milioni di euro. Ma anche una consistente nuova autorizzazione verso la Cina con un valore complessivo di fornitura di oltre 5,26 milioni di euro e di autorizzazione per la prima fornitura di 4,47 milioni di euro di cui non si reperisce il sistema d'arma. Altre nuove operazioni minori dell'istituto milanese riguardano Lussemburgo (3,1 milioni di euro) e Stati Uniti (1,49 milioni di euro), ma anche Messico (8 milioni di dollari, dopo quella di 5,6 milioni l'anno scorso) e India (per 1,2 milioni di euro), e tra le minori, Turchia, Albania, Brasile, Malaysia, Spagna e Grecia. Permane quindi più di qualche interrogativo sulla coerenza con i principi di "banca non armata" annunciati da Banca Popolare di Milano. Interrogativi che, vogliamo credere, non mancheranno di essere sollevati anche nella prossima Assemblea dei soci di Banca Etica in programma per sabato 27 maggio a Bari.

Ulteriori interrogativi suscita anche la ricomparsa con oltre 101 milioni di euro di Unicredit nell'elenco delle operazioni in appoggio all'export di armi. Il gruppo capitanato da Alessandro Profumo, a dire il vero, non è mai uscito dal business delle armi. Ma, dopo che nel dicembre 2000 aveva emesso “ordini di servizio che disponevano dal 1° gennaio 2001 di non assumere più nuovi contratti di questo tipo” aveva di fatto ridotto notevolmente la propria partecipazione in gran parte ereditata dal Credito Italiano che nel 1999 con più di 644 milioni di euro di operazioni ricopriva più del 60% del totale degli importi autorizzati in quell'anno. Negli anni successivi le operazioni assunte da Unicredit venivano giustificate con la necessità di “un periodo transitorio per l'uscita definitiva da questo mercato” e comunque passavano dai 106 milioni di euro del 2000 ai 20,2 milioni del 2004 tanto da indurre chi scrive a segnalare, seppur in modo cautelativo, la graduale attuazione delle disposizioni comunicate dal gruppo. Stupisce pertanto ritrovare Unicredit nell'elenco delle esportazioni autorizzate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per i sistemi d'armamento e per un valore complessivo di oltre 101 milioni di euro che, ricoprendo quasi il 9% del totale, piazzano Unicredit al quarto posto della lista del Ministero. Scorrendo il lungo elenco delle 61 nuove operazioni tra le principali vanno segnalate quelle verso Regno Unito (10,6 milioni di euro) e Stati Uniti (8,7 milioni di dollari) mentre il resto è disperso in una serie di operazioni minori con Paesi che vanno dalla Francia al Giappone, dalla Romania a Israele. E' opportuno pertanto mantenere un atteggiamento cautelativo in attesa di chiarimenti da parte del gruppo Unicredit.

Per quanto riguarda gli altri maggiori Istituti di credito va innanzitutto notato che, nonostante l'annunciata riduzione del volume di operazioni, le prime quattro principali banche di appoggio al commercio delle armi sono italiane con Capitalia mantiene saldo il primo posto (168 milioni di euro) seguita dal il gruppo S. Paolo Imi (164 milioni), dalla Cassa di Risparmio di La Spezia (112 milioni) e dal già ricordato gruppo Unicredit (101 milioni).

A Capitalia va riconosciuto di aver cominciato ad attuare quanto annunciato dal Direttore Generale al convegno nazionale promosso dalla Campagna lo scorso gennaio, la volontà cioè di ridimensionare significativamente il volume delle transazioni collegate ad operazioni di export di armamenti, che passano infatti dai 2004 ai 168 milioni del 2005. Anche se le maggiori operazioni riguardano Regno Unito (42 milioni di sterline) e Norvegia (24,8 milioni di euro), suscitano però più di qualche domanda le autorizzazioni che concernono India (8,5 milioni di dollari), Turchia (3 milioni di dollari) e Emirati Arabi Uniti (1,3 milioni di euro) e la continuazione di un'operazione di 15,4 milioni di euro con la Cina.

Circa il gruppo S. Paolo Imi, va innanzitutto detto che per volume di operazioni di fatto scavalca Capitalia: ai 164 milioni di euro di autorizzazioni rilasciate alla banca torinese vanno infatti sommati gli 8,3 milioni di euro della Cassa di Risparmio di Bologna che va parte dello stesso gruppo S. Paolo Imi. Il gruppo è il più attivo anche per numero di operazioni (109) che in gran parte sono assorbite da esportazioni verso la Francia (73,7 milioni di euro per un lotto di componenti per 24 missili antiaerei Aster della Mbda che però hanno come destinazione finale Singapore), Spagna (17,4 milioni), Belgio (17,4 milioni) e Germania (15,1 milioni). Ma spiccano anche le autorizzazioni a Paesi in zone calde del pianeta e dove si registrano continue violazioni dei diritti umani come Egitto (2,27 milioni di euro per attrezzature e documentazione per missile Aspide2000 sempre della Mbda) e Turchia (900mila euro) e minori verso Israele (660 mila euro), Malaysia (684 mila dollari) e Cina (510 mila euro). Le autorizzazioni della Cassa di Risparmio di Bologna riguardano invece prevalentemente Paesi della Nato e Australia.

Raddoppiano le operazioni collegate all'export di armi della Cassa di Risparmio di La Spezia che nel 2005 superano i 112,4 milioni di euro dopo aver registrato negli anni precedenti autorizzazioni per 34,1 (nel 2003) e 50,9 milioni di euro (nel 2004). La banca, che ora appartiene al gruppo Cassa di Risparmio di Firenze, è tradizionalmente punto di riferimento delle industrie spezzine del settore e si distingue quest'anno soprattutto per diverse operazioni con Paesi mediorientali ed asiatici come la Thailandia (10,7 milioni di euro per due cannoni leggeri 76/62 super rapido della OtoMelara), Emirati Arabi Uniti (2,6 milioni per 12 torrette da 12,7 mm per versione navale OtoMelara) e Pakistan (1,4 milioni sempre per due torrette da 12,7 mm per versione navale, parti di ricambio e 6000 munizioni).

Tra le maggiori banche italiane da segnalare anche la Banca Nazionale del Lavoro (BNL) che nel 2005 riporta 90 autorizzazioni per un valore complessivo di oltre 60 milioni di euro, in calo rispetto agli ultimi due anni quando aveva registrato una media di 70 milioni di euro. Il “Bilancio Sociale del 2002” informerebbe che “BNL ha maturato la decisione di ridurre progressivamente il proprio coinvolgimento nelle attività finanziarie legate al commercio di armamenti, limitandosi esclusivamente ai paesi dell’Unione Europea e della NATO nell’ambito delle rispettive politiche di difesa e sicurezza”. Decisione che però non è totalmente supportata dalle informazioni delle ultime Relazioni che vedevano operazioni di BNL con diversi Paesi extra-Ue ed extra Nato che continuano anche nel 2005 con due autorizzazioni verso il Pakistan del valore di 2,3 e di 1 milione di euro. Le maggiori operazioni si assetano però in linea con la recente policy della Banca e riguardano Grecia (13,4 milioni di euro), Germania (la maggiore di 7,4 milioni di euro) e Regno Unito (6,8 milioni di euro).

Da segnalare, infine, la quasi totale scomparsa di Banca Intesa che nel 2005 ha assunto solo 2 operazioni del valore complessivo di circa 163 mila euro con Spagna e Marocco, lo 0,01% del totale. Le altre operazioni presenti nella lista del Ministero riguardano autorizzazioni assunte negli anni scorsi e si può pertanto assumere che Banca Intesa stia pienamente onorando la decisione comunicata nel marzo del 2004 di “sospendere la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano l'esportazione, l'importazione e transito di armi e di sistemi di arma, che rientrino nei casi previsti dalla legge 185/90”. La decisione, spiegava la Direzione Generale di Banca Intesa, intende rispondere “a un'esigenza espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica, che fanno riferimento a istanze etiche sia laiche sia religiose”. Il gruppo si riservava comunque di "valutare autonomamente operazioni che - pur rientrando fra quelle previste dalla legge 185/90 - non abbiano caratteristiche tali da essere incoerenti con lo spirito di "banca non-armata". In tal caso, queste operazioni saranno evidenziate sul sito Internet della Banca, in omaggio ai principi di trasparenza”.

Questo per quanto riguarda le principali banche italiane. A breve l'analisi dell'attività in appoggio al commercio delle armi delle altre banche italiane, delle banche estere ed ulteriori considerazioni.

Giorgio Beretta (Campagna di pressione alle 'banche armate').
Fonte: http://unimondo.oneworld.net/
Link: http://unimondo.oneworld.net/article/view/133550/1/
26.05.2007
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 20:33