domenica, 07 giugno 2009

Ti ho lanciato uno sguardo
E un tuo sguardo mi è sfrecciato in fronte
Ti ho spedito un sorriso
E un altro sorriso ha decollato dalle tue labbra.
Ormai il gioco è iniziato
E non possiamo ritirarci
Abbiamo imboccato questo sentiero
E dobbiamo andare fino in fondo
Perchè  è troppo tardi
Per i ripensamenti,i rimpianti,
Le indecisioni,è troppo tardi
Abbiamo imboccato un cammino
Senza ritorno:
Non ci resta che andare avanti
Senza voltarci indietro
Il mio passo si accorda col tuo,
La tua andatura si modella sulla mia,
I miei discorsi seguono il ritmo dei tuoi
Le tue parole fanno coro alle mie,
Siamo troppo uniti
Per poterci dividere,
Abbiamo fatto troppa strada insieme
Per poterci fermare:
Arrivati a questo punto
Dobbiamo continuare fino in fondo
Fino in fondo,fino in fondo.
I nostri sentieri sono troppo annodati
Per poterli slegare
Non si possono distinguere
le tue impronte dalle mie
Perchè è troppo tardi per separarci,
Troppo tardi per dividerci
E dobbiamo continuare fino in fondo.

 



giovedì, 02 aprile 2009

giovedì, aprile 02, 2009

Per non dimenticare la strage di Pizzolungo


Oggi 2 aprile 2009 ricordiamo la strage di Pizzolungo, strage progettata il 2 aprile 1985 per uccidere il giudice Palermo e che invece ha ucciso una mamma con i suoi due piccoli. La mamma si chiamava Barbara Asta, i figli si chiamavano Salvatore e Giuseppe. Per questa strage sono stati condannati nel 2004 in primo grado Balduccio di Maggio, Vincenzo Virga e Totò Riina quali mandanti della strage, mentre per quanto riguarda gli esecutori, in primo e secondo grado sono stati condannati Gioacchino Calabrò, Vincenzo Milazzo, Filippo Melodia. Ma la sentenza è stata cassata nel ’91 perché gli imputati non avrebbero commesso il fatto. Tra quei giudici c’era Corrado Carnevale.

Ci stringiamo attorno a Margherita con enorme affetto.

Speriamo che questo video aiuti a non dimenticare.



venerdì, 09 maggio 2008
 Alla fine, aggiunto video dell'ex DC Giovanni Galloni che a Rainews24 svela importanti retroscena sulle br]

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Agguato di via Fani.

Nonostante trent’anni e numerosi processi dell’agguato di Via Fani, ancora oggi, non si è riusciti a ricostruire con esattezza le modalità dell’attacco, né quante persone vi parteciparono.

Sono circa le 9 del mattino del 16 marzo 1978. La Fiat 130 dell’On. Moro e l’Alfetta di scorta che percorrono via Trionfale svoltano in via Fani. Fanno pochi metri quando all’altezza dell’incrocio con via Stresa le due auto vengono bloccate da una Fiat 128 con targa diplomatica che provoca un tamponamento.

Negli istanti successivi...
i terroristi esplodono un numero impressionante di colpi. Vengono ritrovati 93 bossoli, ma i colpi sparati potrebbero essere di più. In questo inferno di fuoco vengono colpiti tutti gli uomini della scorta di Aldo Moro (Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino e Francesco Zizzi) ma il Presidente della DC resta miracolosamente illeso.

Tre uomini della scorta, feriti ma ancora vivi, ricevono il colpo di grazi
a [1]. Perché? Cosa non dovevano dire?
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 22:56

giovedì, 01 maggio 2008
L'infanzia delle stragi
Salvatore Giuliano:mafia,politica e corpi dello stato

La carneficina durò un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. Era il 1° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell’Italia repubblicana: 11 morti, due bambini e nove adulti. 27 i feriti. Tutti poveri contadini siciliani. Che a sparare dalle alture, sulla folla radunata a celebrare la festa del lavoro, erano stati gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, gli italiani lo scopriranno solo quattro mesi dopo, nell’autunno del 1947. Ma mai riusciranno a sapere chi armò la mano di quei briganti, comodi residui della storia, incarnazione di un fenomeno del passato, che ancora sopravviveva nella Sicilia dei compromessi e degli intrighi.
Ma chi era Salvatore Giuliano? Perché massacrò 11 innocenti? Chi trasformò  una   banda  di  predoni in
un’armata irredentista e separatista? Chi decise di utilizzare politicamente un bandito per spegnere le tensioni sociali della Sicilia del dopoguerra? E quale patto segreto lo Stato strinse con la mafia che lo eliminò dalla scena?

La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.
Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana

La strage di portella della ginestra

C'è tanta gente a Portella della Ginestra, il primo maggio del '47, accorsa da San Cipirrello, San Giuseppe Jato, Piana degli Albanesi, a rinnovare una tradizione che, ripristinata dopo la caduta del fascismo da cui era stata repressa, risale all'ultimo Ottocento. Come in altre occasioni l'atmosfera è vivida, quella d'una festa, corroborata comunque da una particolare contingenza. In tutte e tre le cittadine alle elezioni del 20 aprile ha vinto il Blocco del popolo: quando a Montelepre, Giardinello e Partinico, nello stesso circondario, si è avuta una netta vittoria dei separatisti di Varvaro, su indicazione di Giuliano.

Da tempo è animazione nelle campagne, dove le camere del lavoro guidano le occupazioni, forti dei decreti Gullo e Segni, che consentono ai contadini di far propri, associati in cooperative, i terreni mal tenuti e incolti. E restii a subire gli eventi, i proprietari dei feudi reagiscono come è consuetudine, mentre fanno le loro puntate sulla politica. Timorosi delle sorti del vecchio latifondo, hanno sostenuto il separatismo di Finocchiaro Aprile, ma hanno fatto presto a togliere il "mandato" quando nell'incalzare degli eventi ne hanno avvertito la caducità. Hanno incrociato allora il partito monarchico, cavandone una postazione autonoma per chiamare a intese, e un'arma da brandire all'occasione. Ma si tratta di un contratto a tempo, giocato ancora sulle tattiche. Mentre s'accende nell'isola la febbre contadina, i proprietari di terre, con il loro seguito di gabelloti, campieri e capimafia, trovano infine una sponda nel centrismo DC, che nel palermitano reca le movenze e gli stili di Bernardo Mattarella.

martedì, 18 marzo 2008

Scritto da Maurizio Blondet   
martedì 18 marzo 2008 www.pressante.com
 [Aggiunto, in fondo, un video eloquente. L'autore scrive: "Non ho mai visto niente del genere in America dalla Grande Depressione"]

In USA stanno nascendo strane tendopoli: sono le famiglie che hanno perso la casa perché non possono pagare il mutuo. Tendopoli alla periferia di Los Angeles. Tendopoli alla periferia di Ontario, California (1). Qui, gli attendati sono 400 e più. Chiese e volontari locali portano cibo e coperte. Gli attendati fanno di tutto per tener pulito, portare via la spazzatura, cercare acqua per lavare sé e la biancheria.

Ma le autorità hanno minacciato: coloro che non risultano residenti ad Ontario, saranno rimandati in bus ai loro luoghi di domicilio. Come Patty Barnes, che dopo la morte del marito...

domenica, 16 marzo 2008

Scritto da Marco M   
giovedì 13 marzo 2008
www.pressante.com

Si è fatto un gran parlare, in questi giorni, della candidatura col PDL di Ciarrapico, editore romano orgogliosamente fascista. Ma, segno dei tempi, nemmeno una parola sulla fedina penale del personaggio, ancor più nera della camicia. Segue l'elenco del database giudiziaro conosciuto come Marco Travaglio. In fondo all'articolo, un video del 1991 di Elio e le Storie Tese al concerto del Primo Maggio, censurato dalla RAI. Come avrete modo di ascoltare, c'entra con Ciarrapico.Ciarrapico

 
Che sia fascista, lo dice pure lui. E sarebbe pure una cosa grave, se non fosse per la fedina penale, che è molto più nera della camicia nera. Giuseppe Ciarrapico in arte Ciarra, stando al casellario giudiziario, vanta una collezione di condanne, arresti, rinvii a giudizio, prescrizioni e processi in corso da non temere rivali. Le condanne definitive, confermate dalla Cassazione, sono quattro, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla truffa pluriaggravata, ma potrebbero presto aumentare: in primo grado, il camerata pregiudicato...
è stato di recente condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni in una delle sue cliniche. Insomma il Cavaliere è stato di parola. Aveva promesso di non candidare “supposti autori di reati”: infatti candida quelli sicuri.
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 12:45

giovedì, 06 marzo 2008
Via D'Amelio: ancora l'Agenda Rossa

 E' ormai da mesi che continuo in ogni occasione a parlare di questa Agenda Rossa.
Ad essa e alla sua sottrazione da parte dei Servizi è legato secondo me se non il motivo principale sicuramente il motivo immediato dell'eliminazione di Paolo Borsellino.
Qualcuno...

sabato, 01 marzo 2008

Foto di Gianluca Milella da flickr.com

Scritto da Marco Travaglio

venerdi 29 febbraio 2008

Ora che sono state depositate le motivazioni, si può finalmente esaminare la sentenza della sezione disciplinare del Csm che ha punito il pm di Catanzaro Luigi De Magistris con la “censura” e con il “trasferimento ad altra sede e ad altre funzioni” diverse da quelle di pm. Censura per la “grave e inescusabile violazione di norme e disposizioni”. Incompatibilità ambientale per aver denunciato “magistrati in servizio a Catanzaro in uffici diversi”. Incompatibilità funzionale per il mancato “rispetto di regole di particolare rilievo” nonché per “insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone”.

Chiunque voglia leggersi la sentenza (non ancora definitiva, ora è sub judice della Cassazione), la trova in fondo al post. E’ impossibile sostenerlo con certezza, perché mancano le prove: ma, per le assurdità, le illogicità e le bugie contenute nella motivazione, l’impressione è che prima si sia deciso di condannare De Magistris “a prescindere”, poi si sia cercato “qualcosa” per giustificare una decisione già presa. Del resto... 

sabato, 16 febbraio 2008
La sola definizione valida
di socialismo è l'abolizione
dello sfruttamento
dell'uomo sull'uomo
.
Non bisogna indottrinare. Bisogna insegnare a pensare e ad analizzare. Non bisogna ammettere che si possa credere a una cosa senza prima averla compresa. Altrimenti non si fa che creare dei fanatici e dei dogmatici.
..
Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo
qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque
parte del mondo. E' la qualità più bella di un rivoluzionario.
.
Il ruolo che spetta a noi, sfruttati e arretrati del mondo,
è quello di eliminare le basi di sostentamento dell'imperialismo: i nostri popoli oppressi, da cui
estorce capitali, materie prime, tecnici e operai a buon mercato, e in cui esporta nuovi capitali, strumenti di dominio, armi e ogni sorta di merci,
prostrandoci nella più assoluta dipendenza.
.
sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 22:15

giovedì, 07 febbraio 2008

Vasco RossiNato il 7 febbraio 1952 a Zocca, una tranquilla località sull'Appennino a metà tra Modena e Bologna, il più famoso e celebrato rocker italiano deve il suo nome al padre Giovanni Carlo, camionista, che, desideroso di onorare un compagno detenuto con lui in Germania, chiamò il figlio con lo stesso nome. La madre di Vasco, Novella, si è sempre occupata della casa, mentre il babbo girava l'Italia in lungo e in largo con il suo camion.

Come ha cantato in una sua celebre canzone ("Voglio una vita spericolata"), Vasco non è mai stato una persona facile, adattabile alle convenzioni esterne o capace di seguire degli schemi. Ribelle e con una gran voglia di esprimere la sua vena creativa, nel 1972, in piena contestazione studentesca, comincia a interessarsi di teatro sperimentale ma, convinto di dover proseguire gli studi a tutti i costi, si iscrive alla Facoltà di Pedagogia dell'Università di Bologna. Ben presto, però, si rende conto che tra questa facoltà e la sua propensione per la musica c'è una bella differenza (nel dicembre del 1965, fra l'altro, aveva vinto il concorso canoro "Usignolo d'oro" con la canzone "Come nelle fiabe"), ed è una differenza che può segnare il suo grado di felicità

sussurrato da: cleopatra1997 alle ore 20:37